Clima, allarme dell'Onu: "Servono misure senza precedenti"

Bruno Cirelli
Ottobre 9, 2018

Secondo Mauro Buonocore del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiementi Climatici, la probabilità che il Mar Glaciale Artico rimanga in estate senza ghiaccio marino sarebbe una in un secolo con un riscaldamento globale di 1,5°C mentre sarebbe di almeno una ogni decennio con un riscaldamento globale di 2°C.

L'accordo di Parigi adottato da 195 nazioni alla 21a Conferenza delle parti dell'UNFCCC nel dicembre 2015 prevedeva il rafforzamento della risposta globale alla minaccia del cambiamento climatico "mantenendo l'aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2° C rispetto ai livelli preindustriali e proseguendo gli sforzi per limitare l'aumento della temperatura a 1,5° C". Di grande importanza dunque l'accordo sul clima siglato a Parigi nel 2005 dalle maggiori potenze mondiali, salvo poi un passo indietro degli Stati Uniti: l'ambizioso obbiettivo era quello di mantenere il global warming entro +1.5°C rispetto all'età pre-industriale e proprio in questi giorni è stato presentato il report dell'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico) per poter completare questa missione. Agendo ora, riusciremmo comunque solo a ritardare, ma non prevenire, il riscaldamento globale di 1,5°C. L'innalzamento globale del livello del mare sarebbe inferiore di 10 cm con il riscaldamento globale di 1.5 ° C rispetto ai 2 ° C.

Gli effetti dei cambiamenti climatici, la cui causa è ulteriormente confermata nelle attività umane, non sono lineari. Notevoli anche le differenze nella frequenza degli eventi estremi e delle ondate di calore in Europa, molto più frequenti a 2°C rispetto allo scenario prudenziale di 1.5°C.

Il rapporto IPCC ha visto contributi e revisioni da parte di oltre novanta esperti da 40 paesi, che rendono la veridicità e l'affidabilità scientifica della nuova soglia di sicurezza consigliata incontestabile. Parlando di barriera corallina invece, gli esperti sostengono che ne perderemmo più del 99% se le temperature dovessero aumentare di 2 gradi, dato che scenderebbe tra il 70 e il 90% se dovessero aumentare di 1,5 gradi. Ma sono necessarie transizioni "rapide e di ampia portata" nei settori energia, industria, edifici, trasporti e città.

Le emissioni globali di CO2 dovrebbero diminuire di circa il 45% entro il 2030, raggiungendo "emissioni nette zero" entro 2050. I prossimi anni sono probabilmente i più importanti della nostra storia.

Limitare il riscaldamento globale a 1,5 ° C richiederebbe sì cambiamenti rapidi, di vasta portata e senza precedenti in tutti gli aspetti della società ma i benefici per le persone e gli ecosistemi naturali sarebbero evidenti, con la garanzia di una società più sostenibile ed equa. Questo significa che eventuali emissioni residue dovranno essere compensate rimuovendo CO2 dall'aria con tecniche la cui efficacia non è dimostrata su larga scala e che potrebbero comportare rischi significativi per lo sviluppo sostenibile.

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