Venom: Recensione, il film con Tom Hardy da vedere senza troppe pretese

Ausiliatrice Cristiano
Ottobre 6, 2018

Non fatevi fuorviare dalla critica statunitense abituata ad osannare pacchi e doppi pacchi di una produzione seriale Marvel piallata per ottenere riflessi pavloviani.

È innegabile che in Venom ci siano tutta una serie di elementi che affascinano e seducono: il prologo del film è davvero ben costruito, così come tutta la prima parte in cui veniamo a conoscenza dei personaggi e delle dinamiche che intercorrono fra loro; le scene d'azione sono concitante ma travolgenti (soprattutto lo scontro finale, così esagitato e nervoso); il design del simbionte alieno è impeccabile (nonostante i puristi della controparte cartacea abbiano già storto il naso per la mancanza di alcuni dettagli estremamente marginali). Venom è un antieroe Marvel; uccide con una logica ben precisa, e nelle mani del trio di sceneggiatori composto da Jeff Pinkner (già dietro The Amazing Spider-Man - Il potere di Electro), Scott Rosenberg, Kelly Marcel e Will Beall diventa ironico, sfrontato e calcolatore. La variazione principale di Venom, rispetto agli altri film Marvel recenti, è così quella di dare uno riconoscibile spessore psicologico e sociale al protagonista, di immergerlo in un reale da basso strato urbano fatto di sfruttamento degli indigenti, follia borderline del singolo, "gomplotti" medico-scientifici.

Doppia e parallela la strada geografico-temporale intrapresa fin dall'inizio del racconto. Ma soprattutto, ovviamente, una grande dose di sfiga. E forse risiede proprio qui l'origine del secondo grave problema che affligge il film: la coerenza. Quando accusa apertamente il capo della società, il dr. Carlton Drake (Riz Ahmed), perde sia il lavoro che la sua fidanzata Anne Weying (Michelle Williams). Impossessatosi del corpo di Eddie, Venom ne diventerà il suo doppio interiore in un continuo dialogo modello "sento delle voci", sintesi psicologica di una mutazione fisica repentina e improvvisa che gli permette di far fuori qualunque umano gli capiti a tiro. È proprio nel corpo di Eddie che il parassita alieno Venom troverà casa; ed è proprio con la personalità di Eddie che pian piano dovrà imparare a convivere, fino a trovare i compromessi giusti per una pacifica e più che mai azzeccata convivenza. Non c'è spazio per distrarsi e per aggrapparsi a sottotrame ingombranti. Da parte nostra è sicuramente uno dei film più attesi, non solo farà da trampolino per Sony, ma sarà interessate analizzare l'idea di Sony di voler creare un Universo privo dell'arrampicamuri. In questo Hardy è perfetto.

Concettualmente il simbionte è un mix tra lo xenomorfo di Alien e il blob di Blob, il fluido mortale, una creatura che poteva essere più letale di qualsiasi altro mostro cinematografico visto in precedenza. Ambientato quasi tutto il film in esterni notte nolaniani, la capacità di caricare di ritmo e tensione l'intero racconto, orientando botte e colpi di scena nella dimensione del verosimile superhero anni ottanta/novanta, è da applauso. Fleischer si dimostra anche ultramoderno nella sequenza della battaglia tra i due simbionti.

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