Malaria, una reazione a catena genetica annienta le zanzare

Barsaba Taglieri
Settembre 28, 2018

Questa tecnica è stata utilizzata nel colpire selettivamente le zanzare Anopheles gambiae, una delle principali specie (in tutto sono 40) che possono trasmettere la malaria.

La rivista scientifica Nature Biotechnology ha pubblicato i risultati dell'esperimento effettuato su zanzare del tipo Anopheles gambiae.

Andrea Crisanti, italiano e professore all'Imperial Collage di Londra, con il collega Tony Nolan, ha il modo di eliminare definitivamente le zanzare.

Se al termine della sperimentazione le indicazioni relative all'efficacia e alla sicurezza lo permetteranno, la tecnica promette di diventare un'arma senza precedenti per eradicare la malaria. Durante i test, condotti in laboratorio, gli insetti della specie Anopheles gambiae sono stati azzerati nell'arco di 7-11 generazioni. E per la prima volta ha ottenuto questo risultato attraverso l'editing genetico Crispr, con la tecnica del gene drive, che si serve di una catena di eventi molecolari per modificare e annientare le zanzare.

La malaria è una malattia che nel 2016 ha contato 216 milioni di casi e 445mila decessi, una piaga soprattutto per alcune regioni dell'Africa, ma anche dell'America del Sud e dell'Asia. Il team di ricercatori, guidato da Crisanti, biologo dell'Imperial College di Londra, ha alterato un gene per bloccare la capacità riproduttiva delle zanzare.

L'ultimo passaggio di questa linea di ricerca è l'utlilizzazione del gene drive per diffondere geni modificati in una popolazione partendo da pochi individui, allo scopo di inibire la trasmissione del plasmodio della malaria. Dopo solo otto generazioni, non c'erano più zanzare Anopheles gambiae femmine e le popolazioni in laboratorio sottoposte a questo trattamento sostanzialmente scomparivano, indotte artificialmente all'estinzione.

"Adesso - ha proseguito Crisanti - abbiamo identificato il gene del Dna zanzare che ci permette di bloccare la capacità riproduttiva delle femmine: i maschi fertili lo trasmettono alla progenie e la popolazione collassa, come in una sorta di reazione a catena genetica". Questo gene, inoltre, è presente anche in tutti gli insetti ed è piuttosto simile, per cui secondo gli autori si potrebbe analizzare l'ipotesi di approcci analoghi in altri casi di specie portatrici di malattie. "È un lavoro fondamentale", ha detto Crisanti, che "dimostra come, utilizzando una soluzione di genetica, sia possibile controllare specie dannose per l'uomo". La ricerca che ha portato a questo risultato è cominciata circa dieci anni fa, quando era stata dimostrata la fattibilità della tecnologia; in seguito sono stati fatti i primi test sulle zanzare con risultati promettenti, ma che non dimostravano la possibilità di abbattere un'intera popolazione. "C'è ancora molto lavoro da fare - ha aggiunto - per sperimentare la tecnologia in più vasti studi in laboratorio", un lavoro che richiederà ancora fra cinque e dieci anni prima di passare alla sperimentazione sul campo.

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