Manovra, prevale orientamento a mantenere deficit/Pil sotto 2%

Paterniano Del Favero
Settembre 26, 2018

Un atro dato di cui tenere conto, secondo Repubblica, è il fatto che l'operazione di Macron aumenta il deficit di 2 decimali - dal 2,6 di quest'anno al 2,8 del prossimo e prevede il ritorno al pareggio di bilancio nel 2022. Un tentativo di dare impulso all'economia e creare nuovi posti di lavoro fortemente voluto dall'inquilino dell'Eliseo, che punta ad arginare il continuo crollo nei consensi: solo ieri l'ultimo sondaggio pubblicato da Le Journal du Dimanche mostrava un ulteriore calo dei "soddisfatti" dell'operato del presidente, passati dal 34% di agosto al 29% di settembre. Nel dettaglio, le tasse sulle famiglie saranno ridotte di 6 miliardi di euro, quelle alle aziende di 18,8 miliardi.

Questo per chiarire che l'idea di finanziare un imponente sgravio fiscale in deficit, come titolano oggi i giornali riferendosi alla manovra economica presentata in Francia da Macron, non troverebbe da queste parti reazioni improntate all'entusiasmo, anzi.

In realtà quello che Di Maio sa bene è che non c'è davvero nessuno che possa impedire al suo governo di fare un deficit del 2,8, del 3,8 o del 4,8 percento. "Il percorso è misurato da una graduale ma costante discesa del deficit pubblico, anno dopo anno, che perciò non può salire come in Francia, ma deve diminuire". sennò clausole di salvaguardia, aumento dell'Ilva e via dicendo. Diversi dogmi europei sono superati. "Il tema per noi non è 'fare più o meno' nel rapporto deficit/Pil ma è il fabbisogno che serve a finanziare misure non più rinviabili". Neppure un taglietto. La salute dei cittadini è la cosa più importante. Tornando alle risposte in diretta su Instagram, Di Maio assicura: "Garantisco che non ci saranno tagli ai servizi sanitari. Dobbiamo allontanare i dirigenti politicizzati, eliminare gli sprechi e fare nuove assunzioni". "Con la pensione di cittadinanza le minime saranno a 780 euro". "Sembra assurdo ma questi ultimi, i cosiddetti working poor, purtroppo sono sempre di più". Nel bilancio francese la spesa per oneri sul debito pubblico è fra i 41 e i 42 miliardi l'anno, pari all'1,7% del Pil. Si ragiona per arrivare all'1,8-1,9%. E il vicepresidente del consiglio che vuole "fare come la Francia" è come un imprenditore prossimo al fallimento che si lamenta perché in banca non gli fanno le stesse condizioni che fanno ad altri. L'alleggerimento fiscale, infatti, ha rivendicato il presidente Emmanuel Macron, pur in presenza di un aumento del prezzo dei carburanti, sarà "il più consistente" degli ultimi dieci anni.

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