Saipem: assolti Scaroni ed Eni

Paterniano Del Favero
Settembre 21, 2018

I giudici della quarta sezione penale di Milano hanno assolto l'ex amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, per corruzione internazionale nel processo sulla presunta maxi tangente, pagata da Saipem in Algeria.

Gli stessi giudici hanno invece condannato l'ex presidente e ad di Saipem Pietro Tali a 4 anni e 9 mesi, l'ex direttore operativo di Saipem in Algeria Pietro Varone a 4 anni e 9 mesi, l'ex direttore finanziario prima di Saipem poi di Eni Alessandro Bernini a 4 anni e un mese e Farid Bedjaoui a 5 anni e 5 mesi, Samyr Ouraied a 4 anni e un mese e Omar Habour a 4 anni e un mese. Eni, l'attuale numero tre Antonio Vella (Executive Vice President Operations of the Exploration and Production Division dal 2009 e dal 2012 Executive Vice President per l'Asia Centrale, l'Estremo Oriente e l'area del Pacifico) e l'ex amministratore delegato Paolo Scaroni sono stati assolti per i fatti risalenti al periodo 2008-2011, mentre Saipem è stata condannata per il reato di corruzione internazionale.

Al centro del processo c'era il presunto pagamento di quasi 198 milioni di euro di tangenti in Algeria per far ottenere a Saipem appalti da 8 miliardi di euro e 41 milioni di euro per far ottenere a Eni l'autorizzazione del ministro dell'Energia algerino ad acquistare la società canadese First Calgary Petroleums, titolare dei diritti per lo sfruttamento di un giacimento algerino di gas, a Menzel, e far estendere la concessione di sfruttamento. Disposta la confisca dei 197 milioni. "La sentenza conferma la decisione di proscioglimento presa nel 2015 dal gup e sancisce l'estraneità della società e del management alle presunte condotte illecite oggetto del processo", si legge in una nota.

Scaroni, sono sempre stato sereno - "Sono felice della decisione del Tribunale di Milano".

Le società hanno sempre respinto le accuse, mentre i legali di tutti gli imputati, nel corso delle arringhe difensive, hanno chiesto l'assoluzione per tutti i loro assistiti, ritenendo provata la correttezza e trasparenza dei contratti di consulenza. Soldi che, come è stato ricostruito dall'inchiesta milanese, sarebbero arrivati nelle disponibilità dell'ex ministro dell'Energia del governo di Algeri, Chekib Khelil, grazie all'intermediazione del suo allora più stretto collaboratore Bedjauoi.

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