Naufragio al largo delle coste libiche, il destino dei superstiti

Bruno Cirelli
Settembre 13, 2018

Roma, 11 set. (askanews) - Oltre cento persone sono morte in un naufragio al largo delle coste della Libia una settimana fa. A riferirlo una nota dell'ong Medici Senza Frontiere, riportando alcune testimonianze dei sopravvissuti, bloccati dalla guardia costiera libica e trasferiti poi a Khoms (a est di Tripoli) il 2 settembre.

Stando alla ricostruzione di alcuni naufraghi, due gommoni con a bordo in totale 276 persone (provenienti da Sudan, Mali, Nigeria, Camerun, Ghana, Libia, Algeria ed Egitto) erano in viaggio verso l'Europa quando entrambi hanno iniziato ad avere problemi. Secondo il racconto dei superstiti, il dramma si sarebbe consumato all'inizio di settembre scorso quando dal barcone sarebbe partito un Sos per contattare la Guardia costiera italiana, ma quando i "soccorritori europei sono giunti la barca era già affondata" hanno rivelato i superstiti. "Ma il gommone ha cominciato ad affondare", ha proseguito il superstite. La guardia costiera italiana una volta avvisata, ha inviato i soccorritori europei in elicottero che hanno lanciato zattere di salvataggio agli ormai pochi superstiti. L'assenza di navi di salvataggio in mare a largo delle coste libicheinizia così a farsi sentire. "In quel momento il telefono satellitare mostrava che non eravamo lontani dalla costa maltese". Come raccontato dall'uomo, citato dai volontari di Medici senza frontiere, il segnale di soccorso alle motovedette italiane sarebbe stato lanciato subito, con la promessa di un invio immediato di soccorritori. Sulla nostra barca, solo 55 persone sono sopravvissute. Tra gennaio e agosto, secondo i dati di Medici senza Frontiere, la guardia costiera della Libia ha riportato indietro 13185 migranti e tra questi anche presunti profughi.

Molti dei sopravvissuti hanno perso uno o più familiari nel naufragio. "Invece di ricevere il sostegno di cui hanno bisogno - scrive Msf - migranti e rifugiati vengono arrestati e detenuti (in Libia, ndr) in condizioni deplorevoli, senza alcuna protezione di base o la possibilità di fare un ricorso legale, senza alternative". L'annuncio del monitoraggio arriva dal neo Alto commissario per i diritti umani, Michelle Bachelet, che aprendo a Ginevra i lavori del Consiglio Onu sul tema riunito fino al 28 settembre, ha attaccato il governo italiano che ha subito risposto. Se fossero arrivati prima, molte persone si sarebbero potute salvare.

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