Copyright, Europarlamento approva la riforma. Commissione Ue: passo essenziale, ora negoziati

Bruno Cirelli
Settembre 13, 2018

"Parliamo di un principio perfettamente valido e lo supportiamo, ma supportiamo anche i consumatori, qualora vogliano diventare essi stessi creatori: ad esempio, se una persona danza con la musica e ne fa un video, caricandolo su internet, ciò dovrebbe essere possibile perché non è commerciale, non danneggia nessuno, è molto divertente condividerlo con amici e familiari, ma ora questo è a rischio, a causa del testo approvato". Il modo in cui condividiamo, vendiamo e utilizziamo le informazioni e i contenuti online è radicalmente cambiato.

I punti più controversi sono gli articoli 11 e 13 che riguardano la link tax e il filtro sui contenuti. Le piattaforme hanno la responsabilità di controllare che non vengano violate le norme. Gli hyperlink "accompagnati da singole parole" si potranno condividere liberamente.

I giganti del web come Facebook o YouTube dovranno remunerare i contenuti prodotti da artisti e giornalisti, e diventano responsabili per le violazioni sul diritto d'autore dei contenuti da loro ospitati. Il suo impatto reale dipenderà anche dagli accordi tra editori e piattaforme e dalle decisioni dei giudici in caso di dispute legali.

Lo scontro politico ed economico può essere sintetizzato così: da una parte le posizioni dei produttori di contenuti (favorevoli alla riforma) e dall'altra quelle delle piattaforme che agevolano la diffusione dei testi (contrari alla regolamentazione).

Per il vicepremier Di Maio, è "una vergogna tutta Europea: il Parlamento Europeo ha introdotto la censura dei contenuti degli utenti su Internet". Invece che confermare il ruolo dell'"intermediario della comunicazione", si preferiscono cambiare le regole non accorgendosi che così si rischia solamente di limitare la libertà dei cittadini accettando e addirittura promuovendo il concetto di "sorveglianza di massa". Muove da intenti più che nobili e giusti: evitare violazioni del diritto d'autore in rete, tutelare la produzione di contenuti, affrontare la crisi dell'editoria e dei produttori musicali. Con la scusa di questa riforma del copyright, il Parlamento europeo ha di fatto legalizzato la censura preventiva. Abbiamo scelto di difendere la cultura e la creatività europea e italiana, mettendo fine all'attuale far-west digitale.

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