Internet e copyright: approvata da Strasburgo la direttiva europea

Bruno Cirelli
Settembre 12, 2018

"Dati diffusi nei giorni scorsi - ha evidenziato il presidente della Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG), Andrea Riffeser Monti - confermano che l'89% degli italiani è favorevole all'implementazione di regole europee che riequilibrino le attuali differenze di valore tra chi distribuisce massivamente contenuti editoriali e chi quei contenuti li realizza, con il proprio apporto creativo e le proprie risorse. Stiamo entrando in uno scenario da Grande Fratello di Orwell". "Con la scusa di questa riforma del copyright - tuona il capo politico del M5S - il Parlamento europeo ha di fatto legalizzato la censura preventiva. Oltre all'introduzione della cosiddetta e folle "link tax", la cosa più grave è l'introduzione di questo meccanismo di filtraggio preventivo dei contenuti caricati dagli utenti".

"Una pagina storica per la cultura europea e per la democrazia continentale": sono queste le prime parole di Marco Polillo, presidente di Confindustria Cultura Italia a commento del voto del Parlamento Europeo sulla direttiva Copyright.

"Domani a Strasburgo sarà la guerra tra i soldi e la cultura".

"Stabilire delle regole non significa soffocare la libertà, come i giganti del web vogliono sostenere, senza pagare tasse e guadagnando cifre miliardarie". "E' stata una battaglia lunga e difficile, ma alla fine gli appelli e la voce degli artisti, degli autori e di tutta la filiera creativa sono stati ascoltati".

Le misure approvate consentirebbero agli autori e agli artisti di revocare o porre fine all'esclusività di una licenza di sfruttamento dell'opera, se si ritiene che la parte titolare dei diritti di sfruttamento non stia esercitando tale diritto.

E il vicepremier Luigi Di Maio rincara la dose: "Una vergogna tutta europea: il Parlamento ha introdotto la censura dei contenuti degli utenti su Internet". Durante una procedura-fiume, gli eurodeputati hanno vagliato le decine di emendamenti piovuti sul testo dopo la bocciatura dello scorso luglio, conservando però i due articoli più discussi: l'11 e il 13, emendati solo sulla base delle proposte del relatore Alex Voss e respingendo gli emendamenti di stralcio presentati dal Movimento 5 Stelle.

La posizione del Parlamento rafforza anche i piani proposti dalla Commissione per rendere le grandi piattaforme e i grandi aggregatori online responsabili delle violazioni del diritto d'autore. Il testo prevede che i giganti del web debbano remunerare i contenuti prodotti da artisti e giornalisti.

Inoltre, al fine di incoraggiare le start-up, si escludono esplicitamente dalla legislazione le piccole e micro imprese del web.

In merito alla protezione della libertà di espressione, il testo approvato dal Parlamento include disposizioni per garantire che la legge sul copyright venga osservata online senza ostacolare ingiustamente la libertà di espressione. Le piattaforme dovranno quindi istituire dei meccanismi rapidi di reclamo, gestiti da persone e non da algoritmi, per presentare ricorso contro un'ingiusta eliminazione di un contenuto.

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