Il Parlamento Ue approva la procedura contro Orban

Bruno Cirelli
Settembre 12, 2018

A determinare lo strappo tra gli alleati di governo il procedimento di sanzioni contro l'Ungheria per le violazioni dello stato di diritto che si voterà domani a Strasburgo. La misura è resa possibile dall'articolo 7 del Trattato di Lisbona, che punisce gli stati che non rispettano i valori fondanti dell'UE. Tradotto il tutto, si apre la procedura contro Budapest per violazione delle norme sullo stato di diritto: l'assemblea riunita davanti al Presidente Antonio Tajani (che non ha votato, ndr) ha approvato il testo della Argentini con 448 voti a favore, 197 contrari e 48 astenuti.

La votazione è giunta dopo un lungo dibattito. "La sentenza è già scritta", ha commentato il premier ungherese in un post su Facebook, sostenendo che "i rappresentanti a favore della migrazione hanno la maggioranza al Parlamento europeo". All'Ungheria vengono rimproverati casi sospetti che mettono a rischio l'indipendenza della giustizia, la libertà della stampa o i principi fondamentali in difesa degli immigrati. Tra queste sanzioni rientra la sospensione dei diritti derivanti dall'adesione all'Unione, compresa la revoca temporanea del diritto di voto del paese membro in seno al Consiglio europeo (che riunisce i capi di stato e di governo) e al Consiglio dell'Ue (che riunisce i ministri competenti per ciascuna materia). Prima di arrivare alla richiesta vera e propria ci vogliono diversi altri passaggi, ma quasi certamente non si andrà così lontano: la proposta ora passerà al Consiglio e per procedere dovrà essere approvata dai 4/5 degli stati. Lo scorso dicembre, la Commissione Ue ha avviato un'altra procedura prevista dall'articolo 7 nei confronti della Polonia. E ha chiuso: "Il voto di oggi crea un precedente pericolosissimo". A votare a favore del Rapporto Sargentini è stata la stragrande maggioranza dell'emiciclo. Il verdetto, emesso dall'Europarlamento riunito in plenaria a Strasburgo, è arrivato poco dopo le 13 di mercoledì: sì all'apertura di una procedura contro l'Ungheria di Viktor Orban. "Non è silenzio, qui si tratta di applicare le stesse regole per tutti".

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