Elezioni Svezia: flessione dei Socialdemocratici, cresce la destra (17,6%) ma non sorpassa

Bruno Cirelli
Settembre 12, 2018

"Abbiamo aumentato i nostri seggi in Parlamento e faremo in modo di aver un enorme peso su ciò che accadrà in Svezia nelle prossime settimane, mesi ed anni". Nell'incertezza dei primi risultati, affidati agli exit poll, il primo partito resta quello dei Socialdemocratici (25,4-26,2%), che rischiano però, se vedranno confermata la prima cifra, di incassare il peggior risultato elettorale dal 1908.

Gli europeisti tirano un sospiro di sollievo: Democratici svedesi, partito di estrema destra guidato da Jimmie Akesson, ha sì fatto un notevole balzo avanti raggiungendo il 17,7% (5 punti percentuali in più rispetto al 2014) ma non stravincendo come alcuni sondaggi avevano previsto.

"I democratici svedesi nazionalisti, portati da molti a diventare la seconda forza politica del paese, si sono piazzati al terzo posto dopo il voto di ieri, il che significa che i principali partiti possono, almeno in teoria, formare un governo senza la necessità di includere i populisti anti-UE". "Sta ora ai partiti politici cooperare responsabilmente e creare un governo forte", perché "un partito con radici naziste non potrà mai offrire nulla di responsabile", ha detto il leader dei socialdemocratici, che vuole guidare il paese fino alla formazione di un nuovo governo. Nessuna delle due parti, né il blocco rosso con gli alleati Verdi e Sinistra, né l'opposizione "borghese", riescono ad ottenere oltre il 50% dei 349 seggi in gioco per il Riksdag, il Parlamento svedese, e si renderanno necessarie lunghe trattative per arrivare a una maggioranza. Le due principali coalizioni quindi si trovano bloccati in un testa a testa, entrambi attorno al 40% con 144 seggi per il centrosinistra, 142 per il centrodestra e 63 dei populisti. Avanzano anche i centristi, i cristiano-democratici e, anche se di pochissimo, i liberali.

Stoccolma, 10 set. (askanews) - La Svezia fa i conti col risultato delle elezioni che ha visto una decisa avanzata dell'estrema destra. Nel settembre 2015 Löfven aveva giustificato l'apertura nel nome di "un'Europa che non costruisce muri". Il futuro governo dovrà in ogni caso metter mano alle riforme che il Paese si aspetta: dalla modernizzazione del sistema sanitario nazionale alle politiche sulla casa.

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