Ilva, Di Maio non annulla la gara. L’Avvocatura: "Prevalga l’interesse pubblico"

Paterniano Del Favero
Settembre 9, 2018

Il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ha disposto di non procedere all'annullamento della gara di aggiudicazione dell'Ilva e chiude formalmente il procedimento avviato su di essa. Lo si legge nel documento pubblicato sul sito del Mise e inviato alla società Am Investco Italy e per conoscenza ai commissari Ilva, nel quale si richiama l'accordo con i sindacati siglato giovedì 6 settembre.

Nell'atto si legge che "pur sussistendo profili di illegittimità" della procedura, comunque non riconducibili ad Arcelor Mittal, i risultati conseguiti con la stessa in termini di "impatto sociale, economico, occupazionale, ambientale e di tutela della salute, non possono, nell'esercizio di bilanciamento dei diversi interessi che la legge impone di effettuare, non ritenersi prevalenti, nel caso in specie, rispetto alla esigenza, sia pur meritevole di tutela, del ripristino della legalità violata".

Di Maio ha anche diffuso, attraverso il sito del ministero, il testo del parere dell'Avvocatura generale dello Stato che ha di fatto legato la decisione di annullare o meno la gara alla valutazione dell'interesse pubblico. "21-octies e 21-nonies della l. 241/1990", continua l'Avvocatura dello Stato.

Sulla mancata riapertura dei termini della gara a fronte di un consistente ampliamento del margine temporale per la realizzazione del piano ambientale "se lacuna vi è stata, essa pare riferibile più che all'operato dell'Amministrazione al mancato coordinamento da parte del legislatore, in ottica pro-concorrenziale, del termine per la presentazione delle offerte rispetto alla dilatazione dei tempi per l'esecuzione degli interventi ambientali: in astratto il legislatore avrebbe potuto adeguare il primo al secondo, sì da consentire la più ampia e consapevole partecipazione di altri soggetti" si legge ancora sul sito del Mise.

La mancata valutazione della nuova offerta in rilancio formulata da Acciai Italia può assumere rilievo quale elemento sintomatico della figura di eccesso di potere integrante uno dei presupposti per l'eventuale esercizio del potere di autotutela ex artt.

Durissima la reazione del predecessore di Di Maio, Carlo Calenda: "Chiaro ora perchè Di Maio ha tenuto segreto il parere. In un Paese serio un ministro che distorce un parere istituzionale si dimette". L'Avvocatura conferma in pieno parere precedente su rilanci. Eccesso di potere ci sarebbe stato se non si fosse tenuto in conto l'interesse pubblico.

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