La prima intervista di Gilberto Benetton dopo il disastro di Genova

Paterniano Del Favero
Settembre 8, 2018

Così il presidente della Longanesi ed ex direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, interviene nella vicenda del crollo del ponte Morandi, dove i Benetton come azionisti sono al centro di polemiche e accuse.

"Ero in vacanza, come credo la maggior parte degli Italiani". Ma ammette: "Nel caso di Autostrade sono stati commessi degli errori, quando si sarà accertato compiutamente l'accaduto verranno prese le decisioni che sarà giusto prendere".

Quanto alla nazionalizzazione delle autostrade e al ritiro delle concessioni, per l'imprenditore "oggi questo è diventato un tema politico e quindi al difuori di ciò di cui mi occupo aggiunge Benetton - come gruppo siamo sempre stati attenti e collaborativi con le Istituzioni e le autorità, e continueremo ad esserlo nel rispetto delle proprie posizioni, dei propri doveri e dei propri diritti". Edizione ha parlato meno di 48 ore dopo la tragedia, a voce bassa è vero, perché la discrezione fa parte della nostra cultura. "Ha però comunicato con parole chiare e inequivocabili un pensiero di cordoglio alle famiglie delle vittime e la propria vicinanza ai feriti e a tutti coloro che sono stati coinvolti in questo disastro". "Conosco il presidente Fabio Cerchiai da molti anni - afferma l'esponente della famiglia Benetton - e in lui ho la massima stima e fiducia, come sono sempre stato convinto della serietà, della competenza e dell'eccellenza del management di Autostrade e di Atlantia".

"C'è stato il momento storico delle privatizzazioni che lo Stato decise di fare, a causa del grande debito pubblico, per poter entrare nell'euro". Il ministro delle Infrastrutture Toninelli, che in Parlamento aveva denunciato "pressioni" per non pubblicare i documenti desecretati, è stato più esplicito in televisione: "L'Aiscat ha mandato i documenti al ministero dicendo di non pubblicarli, perché lo Stato sarebbe stato passibile del reato di aggiotaggio". E in quel frangente "Autostrade fu messa sul mercato con un'asta pubblica, sottolineo pubblica, a cui chiunque poteva partecipare e infatti il gigante delle infrastrutture australiano Macquarie era fortemente interessata a rilevarla". Ma oltre ai suoi soci (Fondazione Crt, Generali, Unicredit, Abertis e Brisa) nessun altro "si fece vivo". "Nessuno. Dopo aver dimostrato con Autogrill (privatizzata nel 1995) che Edizione era in grado, come azionista, di saper sviluppare anche business lontani da quello delle nostre origini, ci si è cimentati con questa sfida offrendo una cifra che allora fu giudicata spropositata, l'intera società con la nostra offerta veniva infatti valutata 8,4 miliardi di euro di allora, un "regalo" piuttosto caro direi, e questo oggi nessuno lo vuole ricordare". "Riguardo alle condizioni economiche delle concessioni posso solo dire che quelle di Autostrade per l'Italia sono molto simili a quelle degli operatori del settore autostradale di tutto il resto del mondo". "Noi non abbiamo mai pagato nessuno: prenda i bilanci di Edizione e lo vedrà". "In verità - ha risposto Benetton - siamo più gente del fare, sempre disponibili al dialogo ma per un confronto serve un clima costruttivo". Se Autostrade per l'Italia lo scorso anno ha generato 3945 milioni di euro di ricavi (il 66% del totale) con un Ebitda di 3841 milioni (il 70% del totale), tutte le altre attività hanno generato 2028 milioni di fatturato e 1643 milioni di Ebitda.

Al momento la convenzione 2013-2038 prevede investimenti per 10,34 miliardi oltre a 7,5 miliardi di manutenzione ordinaria, in cambio di un costo medio ponderato del capitale (Wacc), pari alla remunerazione "congrua" del capitale, del 10,21% ante imposte (ossia del 7,09% visto che Autostrade per l'Italia sconta un tax rate del 30,6%).

L'operazione Atlantia-Abertis è definita, e la procedura proseguirà come è stato pianificato.

"Si, avremmo potuto fermarci molto tempo fa, goderci la vita con quello che avevamo creato". "Lavoreremo per continuare ad investire per la crescita sempre con un orizzonte di lungo termine, perché è nella natura dell'imprenditore costruire il futuro con umiltà e tenacia".

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