Febbre del Nilo: aumentano i contagi, 3 decessi nel week end

Barsaba Taglieri
Settembre 7, 2018

Il suo nome viene dal distretto di West Nile in Uganda, dove è stato riscontrato per la prima volta, nel 1937, in una donna che soffriva di una febbre molto alta. "La diffusione del virus West Nile si limita con una attenta programmazione, con il monitoraggio delle zanzare e, soprattutto, con interventi preventivi larvicidi che non hanno nessun impatto sull'ambiente, sulla salute pubblica e sulle produzioni agricole". La Regione più colpita, infatti, rimane l'Emilia Romagna. Perché le persone contagiate sono molte di più dei casi accertati: si stima che solo il 20% dei soggetti punti dalle zanzare infette sviluppi la febbre del Nilo.

La presenza in Piemonte della zanzara Culex pipiens, responsabile della circolazione del West Nile virus (la "febbre del Nilo"), è calata dell'80%. Soltanto nell'ultima settimana di agosto in tutta Europa si sono registrati 300 nuovi casi. Non si trattati una malattia mortale, fatta eccezione per casi di patologie pregresse a cui il sommarsi del virus può causare il decesso.

Un'intensificazione del fenomeno che come quest'anno, sebbene dalla Regione non sia partito alcun allarme, non si era mai visto.

Sarà dimesso nella giornata di oggi, venerdì 7 settembre, dall'Unità operativa di Medicina dell'ospedale San Martino di Oristano il paziente colpito dal virus della Febbre del Nilo che a metà dell'agosto scorso era stato ricoverato con i sintomi tipici della malattia. Si trattava per lo più persone anziane, debilitate o già affette da altre patologie, ma ciò non toglie la realtà di un incremento preoccupante del virus se si pensa che i casi segnalati quest'anno a livello nazionale sono stati fono a d'ora 334 a fronte dei 27 dl 2017. Dopo un primo contagio, l'organismo rimane completamente immunizzato e non si corre il rischio di ammalarsi nuovamente. Il sistema di sorveglianza ha intercettato 46 donatori risultati positivi al virus, che sono stati subito sospesi.

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