Libia, colpo di mortaio verso l’ambasciata italiana a Tripoli: tre feriti

Bruno Cirelli
Settembre 1, 2018

Un accordo che peraltro è stato respinto dalla Settima Brigata di Tarhuna, la milizia legata al signore della guerra Salah Badi che si è resa autonoma dal Governo di Accordo Nazionale. Jamal al-Kafali, un giornalista che lavora per l'ambasciata libica in Tunisia, ha pubblicato una foto sulla sua pagina Facebook, confermando che i missili erano indirizzati contro l'ambasciata italiana e gli uffici di al-Serraj.

Fonti locali hanno riferito all'ANSA che l'ambasciata italiana non ha subito danni e che tutto il personale sta bene: "Il colpo di mortaio si è abbattuto sull'hotel Al-Waddan, facendo tre feriti fra i civili dopo la violazione della tregua, ha annunciato il portavoce del Servizio di soccorso e urgenze, Osama Ali".

Gli scontri sono avvenuti nonostante l'annuncio di un accordo di cessate il fuoco nelle zone a sud della capitale, il terzo in quattro giorni.

Nella capitale libica, teatro delle tensioni tra milizie rivali, sono salite a 39 le persone che da lunedì scorso hanno perso la vita, oltre a un centinaio rimaste ferite, in gran parte civili. Un razzo ha colpito anche la sede del Consiglio dei ministri del governo di accordo nazionale nel pieno centro di Tripoli senza causare vittime.

Nelle ultime ore si è sparato anche nella zona nord, che ha costretto la chiusura della base aerea di Mitiga, unico aeroporto funzionante nella capitale, con i voli che sono stati dirottati per 48 ore a Misurata, a 200 chilometri. Secondo le autorità locali, almeno 16 razzi sono caduti nei quartieri di Arada, Girgarish, Ghoat Shaal, Siyahia, Wadi Rabea, Furnaj, Sug Juma e Mitiga. "Ribadiamo", continua la nota pubblicata sul sito della Farnesina, "che il Diritto Internazionale Umanitario vieta di colpire la popolazione civile e di sferrare attacchi indiscriminati". "Questi tentativi di indebolire le legittime autorità libiche e ostacolare il corso del processo politico sono inaccettabili - prosegue la nota - Esortiamo tutti i gruppi armati a cessare immediatamente ogni azione militare e avvertiamo coloro che compromettono la sicurezza a Tripoli o altrove in Libia, che saranno ritenuti responsabili di tali azioni". "Invitiamo tutte le parti ad astenersi da qualsiasi azione che possa mettere in pericolo il quadro politico stabilito con la mediazione dell'ONU, e pienamente sostenuto dalla comunità internazionale".

Altre relazioni OverNewsmagazine

Discuti questo articolo

SEGUI I NOSTRI GIORNALE