Genova. Toninelli: ‘Autostrade mette soldi, ponte lo facciamo noi’

Paterniano Del Favero
Agosto 30, 2018

Nelle scorse settimane sono anzi state chiuse le strutture di missione attive su scuole e dissesto idrogeologico, oltre che Casa Italia, e anche nella audizione di ieri in Parlamento "dal ministro Toninelli non sono arrivate risposte concrete sul futuro di Genova riguardo alla mobilità", commenta la deputata LeU ed ex presidente di Legambiente Rossella Muroni. Nel mirino del ministro ci sono tutti i gestori, non solo Autostrade per l'Italia: "Il capitale investito dalla maggior parte delle concessionarie era già stato ampiamente ammortizzato e remunerato, tra la metà e la fine degli anni '90".

Il Ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha parlato davanti alla VIII Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici riguardo il disastro del crollo del ponte Morandi sulla A10 del 14 agosto a Genova. Nelle oltre 200 pagine, fitte di tabelle, si legge anche che per la manutenzione ordinaria vengono destinati 287,9 milioni nel 2017: di questi 262 sono destinati ad appalti esterni.

Quel che è vero è che "il crollo - aggiunge Muroni - ha acceso i riflettori sulle distorsioni del nostro sistema di concessioni autostradali, che fino ad oggi ha garantito soprattutto i profitti dei concessionari piuttosto che l'interesse pubblico per infrastrutture moderne e sicure". Ecco a cosa si sta pensando. "Nel frattempo, dati del mio ministero, gli investimenti sono calati del 20% rispetto al 2015 e per la manutenzione si sono spesi appena 646 milioni, il 7% in meno rispetto all'anno prima", ha agggiunto. "Dopo quasi 20 anni dalla privatizzazione, dopo 20 anni di segreti e di omissis, Autostrade per l'Italia dice improvvisamente di voler fare trasparenza cercando di far apparire il proprio gesto come spontaneo e dettato da un autonomo desiderio di venire incontro all'interesse pubblico". "Peccato che già venerdì scorso, come testimoniato dalla lettera allegata qui sotto, io avessi dato mandato alla dirigenza del Mit di tirare fuori tutti gli atti, gli allegati e il piano finanziario connessi alla convenzione". Infine conclude: "L'ho fatto in modo da dare davvero trasparenza all'opinione pubblica sui numeri grazie ai quali i padroni delle autostrade si sono arricchiti gestendo beni che appartengono a tutti noi".

In via preliminare: la convenzione, gli atti successivi e il piano finanziario non sono stati certo imposti da Autostrade per l'Italia allo Stato. "Abbiamo assistito a un'informativa retorica, propagandistica, in cui il ministro ha scelto - una scelta naturalmente politica - di criminalizzare le società concessionarie e di assolvere il ministero da lui presieduto", ha fatto sapere a Formiche.net.

"Autostrade aveva per termini di convenzione e di contratto con lo Stato l'obbligo di mantenere le infrastrutture di cui era formalmente proprietaria per la durata della concessione diretta che lo Stato gli aveva dato".

La pubblicazione, sottolinea Autostrade, non è prevista da "nessuna norma interna o prassi internazionale" ma è una scelta della stessa società. "Ciò anche per assicurare parità di condizioni sul mercato tra i vari operatori del settore, anche per il caso di nuove procedure di affidamento".

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