Perché a Tripoli sono ripartiti gli scontri tra milizie

Bruno Cirelli
Agosto 29, 2018

Riesplode la violenza in Libia. Testimoni riferiscono di mezzi corazzati nelle strade e posti di blocco presidiati da pezzi di artiglieria.

L'accordo, "delicato" tanto quanto la situazione di fragili equilibri nella capitale, prevede che la Settima Brigata, al-Kaniat, si ritiri in Qasr Bin Ghashir dopo essere entrata in possesso del campo di Yarmouk, avanzando nell'intersezione di Salaheddin vicino all'ingresso sud dell'Università di Tripoli. Secondo un comunicato pubblicato dalle autorità libiche e citato dal quotidiano Libya Observer, questi tentativo potrebbero "far precipitare la regione in un altro conflitto armato". Le autorità hanno messo in stato di allerta tutti gli ospedali e le cliniche private, invitando a prestare immediato soccorso ai feriti. Reporter senza Frontiere ha lanciato un appello ai giornalisti sul campo perché facciano la massima attenzione. Gli scontri, nell'aria da giorni, sono scoppiati il 27 agosto e hanno visto protagonista proprio la Settima Brigata, una milizia poco nota basata a Tarhuna, una città a una novantina di chilometri a Sud Est di Tripoli. "Non c'è più spazio per il caos", ammonisce Sarraj, sottolineando che "chiunque sia coinvolto in questo infido attacco nella capitale sarà considerato fuorilegge e punito sulla base delle norme internazionali". La missione ha ribadito il suo sostegno al governo di accordo nazionale, chiedendo alle parti di impegnarsi per unificare le istituzioni del paese. "Il nostro ruolo è far avanzare l'accordo di Parigi", ha detto il capo dell'Eliseo, confermando una linea per la quale, secondo Roma, non esistono i requisiti di "stabilizzazione vera" della Libia: non ci sono le "adeguate garanzie", evocate dal premier Giuseppe Conte tre settimane fa, e di cui gli scontri odierni mettono ancora più in dubbio l'esistenza.

A maggio, il Governo di accordo nazionale di Tripoli, l'unico riconosciuto dalla comunità internazionale, aveva raggiunto un accordo a Parigi con le autorità della Cirenaica, guidate dal maresciallo Khalifa Haftar, per l'adozione di una costituzione entro il 16 settembre e per organizzare le elezioni presidenziali e parlamentari il 18 dicembre.

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