L'appello: "Governi Ue trovino porto sicuro per Aquarius"

Bruno Cirelli
Agosto 13, 2018

Molti dei migranti a bordo della nave, tornata a operare nel Mediterraneo centrale dal primo agosto, riferiscono di essere stati detenuti in condizioni disumane in Libia.Durante entrambi i salvataggi, l'Aquarius ha informato delle operazioni svolte tutte le autorità competenti tra cui i Centri nazionali di coordinamento del soccorso marittimo (MRCC) di Italia, Malta e Tunisia, oltre al Centro di coordinamento congiunto di soccorso (JRCC) libico.

Dall'Italia viene però confermata la linea della fermezza e l'indisponibilità a offrire i nostri porti alla nave, con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli che commenta: "L'Ong Aquarius è stata coordinata dalla Guardia Costiera libica in area di loro responsabilità".

I 141 migranti tratti in salvo nei giorni scorsi dalla nave Aquarius, come riporta Il Secolo XIX hanno raccontato che almeno 5 navi transitate a vista dalle loro barche hanno proseguito dritto senza prestare alcun soccorso.

Sos Méditerranée ha detto che a bordo dell'Aquarius ci sono decine di minori non accompagnati, e che circa il 70 per cento delle persone soccorse proviene dalla Somalia e dall'Eritrea: "Le condizioni di salute delle persone soccorse sono stabili al momento, ma molti sono estremamente deboli e denutriti". Come noto, ormai, nel Mediterraneo sono due le ONG che continuano la loro attività di ricerca e soccorso dei migranti, accanto a SOS Mediterranée c'è solo la Proactiva Open Arms che opera con due navi. "Può andare dove vuole, non in Italia!". Il Centro di coordinamento libico in particolare, secondo "Medici senza frontiere", non avrebbe informato l'Aquarius delle imbarcazioni in pericolo di cui era a conoscenza. "A questo punto il Regno Unito si assuma le sue responsabilità per la salvaguardia dei naufraghi". "È di proprietà di un armatore tedesco e batte bandiera di Gibilterra".

La nave della Ong Aquarius, con a bordo 141 migranti, è ancora in attesa dell'autorizzazione a sbarcare in un porto sicuro e ha lanciato un appello all'Unione europea.

A oggi l'Aquarius è una delle due navi rimaste a occuparsi dei soccorsi nel Mediterraneo, dopo la campagna di criminalizzazione delle organizzazioni umanitarie e il fallimento delle politiche europee in tema di asilo, ripartizione e ricollocazione dei migranti. A sua detta sarebbe a rischio il "principio stesso di fornire assistenza alle persone in pericolo in mare". Un rischio di questo tipo era già stato ipotizzato nelle ultime settimane da diversi esperti.

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