La crisi della lira turca e l'impatto sulle imprese italiane

Paterniano Del Favero
Agosto 12, 2018

A peggiorare la situazione la decisione di Trump di raddoppiare nei confronti della Turchia i dazi su acciaio e alluminio.

"Se avete dollari, euro o oro sotto il vostro cuscino, andate in banca per cambiarli con delle lire turche". E' l'avvetimento lanciato dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan che, in una lettera pubblicata dal New York Times, chiede a Washington di "abbandonare questa idea sbagliata secondo cui la nostra relazione può essere asimettrica, prima che sia troppo tardi". I primi a essere stati colpiti sono i mercati emergenti: il rand sudafricano, il peso argentino e il rublo russo hanno perso tra l'1,5 e il 3,5 per cento.

Il crollo della lira si è fatto sentire a Tokyo nelle borse europee, tutte negative, compresa Piazza Affari, dove in avvio di contrattazione Unicredit ha ceduto il 4,11% in scia dei timori, presenti anche all'interno della vigilanza della Bce, per l'esposizione della banca in Turchia, dove è proprietaria dell'istituto di credito Yapi Kredi. Un'opzione percorribile sarebbe quella degli aiuti da parte del Fondo Monetario Internazionale, ma ci sono molti dubbi che Erdogan li accetti, perché vorrebbe dire mettersi in una posizione subordinata e di debito rispetto all'Occidente, alleato che sta progressivamente allontanando per avvicinarsi alla Russia di Vladimir Putin. A pronunciare il drammatico appello al popolo turco, in un discorso tenuto a Bayburt, nel Nord-Est del Paese, e trasmesso dalla televisione è il presidente Recep Tayyip Erdogan. Per quanto concerne il primo aspetto, va rilevato che sicuramente le relazioni diplomatiche fra i due alleati della Nato (USA e Turchia) si sono molto deteriorate, anche per effetto della politica protezionistica (e nazionalistica) adottata dal Presidente Trump.

Una conferma in questo senso è la gestione della crisi diplomatica nata intorno al pastore evangelico arrestato, Andrew Brunson. La Turchia si è precipitata in aiuto degli Stati Uniti ogni volta che fosse necessario. Da 50 anni è in Turchia anche Pirelli, che ha concentrato la produzione nello stabilimento di Izmit, a 100 chilometri da Instanbul, costato 170 milioni di euro di investimenti negli ultimi anni, la produzione di due milioni di pneumatici industriali l'anno destinati ai mercati di Europa, Medio Oriente e Africa. Nel 2017, la Turchia ha esportato 1,5 milioni di tonnellate di acciaio negli Stati Uniti, il suo principale paese di esportazione.

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