Amnesty International accusa l'Italia per i migranti morti in mare

Bruno Cirelli
Agosto 10, 2018

"Persone disperate sono state lasciate in mare con cibo, acqua e riparo insufficienti, mentre l'Italia tenta di aumentare la pressione politica per ottenere una condivisione di responsabilità con altri stati europei", ha dichiarato Matteo de Bellis, ricercatore su asilo e migrazioni di Amnesty International. I fallimenti dell'Europa su rifugiati e migranti nel Mediterraneo centrale' punta il dito contro l'Europa per le morti in mare: "Nonostante il calo del numero di persone che cerca di attraversare il Mediterraneo negli ultimi mesi- si legge ancora-, il numero dei morti in mare è salito". La responsabilità è dei governi che invece di provare a salvare vite umane, sono preoccupate a tenere fuori i migranti.

Per de Bellis, "le politiche europee hanno autorizzato la Guardia costiera libica a intercettare le persone in mare, tolto la priorità ai salvataggi e ostacolato il lavoro vitale delle Ong di salvataggio".

Secondo le stime riportare nel report ufficiale nell'ultimo anno sono più di 2.800 i rifugiati e migranti morti in mare nel tentativo di raggiungere l'Italia dalla Libia utilizzando imbarcazioni inadatte alla navigazione e sovraffollate.

"I governi - ha concluso Amnesty - sono collusi con la Libia per cercare di contenere a Tripoli profughi e migranti. I progetti di estendere questa politica di esternalizzazione in altri paesi sono profondamente preoccupanti".

Secondo Amnesty International la chiusura della rotta del Mediterraneo centrale ha causato, solamente fra giugno e luglio 2018, almeno 721 morti in mare, come indicato nel briefing pubblicato oggi titolato "Fra il diavolo e il mare profondo". "In questo spietato rifiuto di concedere a rifugiati e migranti di sbarcare nei porti, l'Italia sta usando le vite umane come pedine di scambio" continua de Bellis. E per Amnesty si tratta di persone virtualmente intercettate in mare e riportate in Libia. Per Amnesty il dato sconcertante è che l'Italia abbia "cominciato a negare l'ingresso nei suoi porti alle navi che trasportavano persone salvate". Ritardi non necessari nello sbarco costringono le persone che necessitano di assistenza urgente - compresi i feriti, le donne incinte, i sopravvissuti alla tortura, le persone traumatizzate da naufragi e minori non accompagnati - a rimanere in mare per diversi giorni.

Vite umane usate come merce di scambio.

E oltre a tutto questo, le autorità italiane e maltesi hanno calunniato, intimidito e criminalizzato le eroiche Ong che cercano di salvare vite in mare, hanno negato alle loro barche il permesso di sbarcare e le hanno anche sequestrate. La conclusione del rapporto non lascia spazio ad equivoci. Ad esempio l'incidente ii metà luglio, quando l'Ong Proactiva ha trovato una donna ancora viva e due corpi su un relitto che affondava dopo l'intervento della Guardia costiera libica e il respingimento verso la Libia di 101 persone dalla nave commerciale italiana Asso Ventotto il 30 luglio.

"Questi gravi episodi devono essere prontamente ed adeguatamente investigati e mettono in luce le conseguenze delle politiche europee".

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