PERISCOPIO/ L'Italia oggi ripensando a Paolo VI

Bruno Cirelli
Agosto 8, 2018

Strano destino, quello di Paolo VI. E' stato prima criticato, poi contestato e infine semplicemente dimenticato, messo da parte senza tanti complimenti, bollato con definizioni particolarmente graffianti: "il Papa del dubbio", "Amleto", "Paolo Mesto". Montini vedeva "l'Antico e il Nuovo Testamento riassunti in Gesù Cristo, ch'è il punto di partenza della Chiesa", le "umane vicende" dove "Chiesa e mondo s'incontrano e si scontrano" e, da ultimo, il futuro. Per il resto, sgomento e paura avevano avuto il sopravvento: il terrorismo delle Brigate Rosse; il sequestro e l'omicidio di Aldo Moro; una devastante crisi politico-istituzionale frutto dello scandalo Lockheed, culminata con le dimissioni dell'allora Presidente della Repubblica, Giovanni Leone (15 giugno), al quale, il 9 luglio, subentrò Sandro Pertini.

Cari fratelli e sorelle, quarant'anni fa il Beato Papa Paolo VI stava vivendo le sue ultime ore su questa terra.

Nella catechesi che ha preceduto l'Angelus, Papa Francesco è tornato a mettere in guardia i fedeli dalla "tentazione comune di ridurre la religione alla pratica delle leggi, proiettando sul nostro rapporto con Dio l'immagine del rapporto tra i servi e il loro padrone: i servi devono eseguire i compiti che il padrone ha assegnato, per avere la sua benevolenza".

"L'anno dei tre Papi è stato l'anno dei tre padri", ha commentato recentemente il Segretario di Stato vaticano, il cardinal Pietro Parolin, in una conferenza sull'argomento a Chioggia. Ha affrontato con le nude armi del Vangelo la guerra del Vietnam. Papa Montini è indubbiamente tra gli ispiratori di Papa Francesco. Si tratta di un cibo che Gesù ci dona ogni giorno: la sua Parola, il suo Corpo, il suo Sangue. Lo ricordiamo con tanta venerazione e gratitudine, in attesa della sua canonizzazione, il 14 ottobre prossimo. Non a caso fu lui che nel discorso con cui chiuse il Concilio vaticano II, il 7 dicembre 1965, parlò di una Chiesa "samaritana", "ancella dell'umanità", più incline a "incoraggianti rimedi" che a "deprimenti diagnosi", a "messaggi di fiducia" che a "funesti presagi". "Nei confronti di questo grande Papa", disse Francesco, "di questo coraggioso cristiano, di questo instancabile apostolo, davanti a Dio non possiamo che dire una parola tanto semplice quanto sincera ed importante: grazie!" Paolo VI, consultatosi con l'allora monsignor Agostino Casaroli, la rende nota pubblicamente e la consegna alla Sala Stampa Vaticana perché la conservi nei suoi archivi. All'Angelus il Papa ha spiegato infatti che "l'opera di Dio non consiste tanto nel fare delle cose, ma nel credere in Colui che Egli ha mandato; o meglio, la fede in Gesù ci permette di compiere le opere di Dio". "Paolo VI ha saputo davvero dare a Dio quello che è di Dio dedicando tutta la propria vita all'"impegno sacro, solenne e gravissimo: quello di continuare nel tempo e di dilatare sulla terra la missione di Cristo", amando la Chiesa e guidando la Chiesa perché fosse "nello stesso tempo madre amorevole di tutti gli uomini e dispensatrice di salvezza".

Altre relazioni OverNewsmagazine

Discuti questo articolo

SEGUI I NOSTRI GIORNALE