Cina, distrutto l'atelier dell'artista dissidente Ai Weiwei

Ausiliatrice Cristiano
Agosto 7, 2018

Ai Weiwei, noto per le frequenti critiche al suo governo, ha reso noto sul suo profilo Instagram che la demolizione del suo studio è iniziata ieri senza alcun preavviso, ed ha postato video con un escavatore che demolisce l'edificio.

"Hanno iniziato a demolire il mio studio 'Zuo you' a Pechino senza che prima ne venissi informato". Tra questi, uno mostra un bulldozer che manda in frantumi le finestre della galleria.

"Era un edificio industriale, architettura socialista della Germania dell'est", ha scritto. Le opere grandiose (tra le altre, il "nido d'uccello" inaugurato alle Olimpiadi) non sono bastate a concedergli la benemerenza della politica. Weiwei è di fatto il personaggio più dissidente e impegnato del panorama culturale cinese. La sua posizione di artista dissidente diventa chiara nel 2008 quando il violento terremoto distrugge la provincia del Sichuan provocando 70mila vittime. L'artista - reclutato in rete un gruppo di volontari - diede inizio a una serie di investigazioni sulle cause della tragedia. Già nel 2011 le autorità cinesi, senza alcun avvertimento, avevano demolito lo studio di Ai Weiwei a Shangai. I risultati furono sconcertanti: scuole e ospedali, a suo dire, apparivano come "costruzioni di tofu". Alle dichiarazioni seguì la Lista della Morte, un lungo elenco provocatorio contenente i nomi dei bambini scomparsi. Una denuncia che non solo viene accolta da una mobilitazione popolare ma scatena l'immediata risposta della polizia cinese. Il suo passaporto e' stato confiscato per quattro anni e appena gli e' stato restituito, nel 2015, l'artista si e' trasferito a Berlino.

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