Asso 28, l'armatore: "Soccorso coordinato dalla Libia"

Bruno Cirelli
Agosto 2, 2018

"Siamo in contatto con gli italiani per saperne di più".

La nave in questione è una mezzo di supporto di una piattaforma petrolifera che è stata coinvolta dalle autorità marittime per il recupero di alcuni migranti su un gommone.

Una versione che viene confermata in toto anche dall'armatore, ma che non convince affatto la Commissione Europea, che vuole fare piena luce su quanto accaduto e per questo ha chiesto informazioni al Governo. "La Libia non è un porto sicuro e questo fatto potrebbe aver portato alla violazione del diritto internazionale". Lo sostengono due esperti di diritto del mare: l'avvocato Francesco Del Freo, esperto di diritto penale transnazionale e già difensore dell'ammiraglio Filippo Foffi nel processo sulla "strage dei bambini" dell'11 ottobre ed Elda Turco Bulgherini, professoressa di diritto della navigazione a Roma "Tor Vergata" e all'Accademia della Guardia di Finanza a Roma, oltre che presidente dell'Associazione Italiana di Diritto Marittimo (Aidm). La differenza sta solo nel fatto che il respingimento stavolta non è stato materialmente eseguito da una nave militare italiana, come fu in quel caso, ma da una nave commerciale. "Al momento non si sa se tra quelle persone ci fossero minori o persone con i requisiti per richiedere la protezione internazionale".

Prima di tutto un parere: l'atto compiuto dalla Asso 28, ovvero riportare 108 persone dalle acque internazionali alla Libia rientra nella fattispecie di "respingimento collettivo"?

Sul caso è intervenuto Nicola Fratoianni, deputato di Liberi e Uguali (LeU), che si trova da giorni a bordo della nave della Open Arms.

Intanto, il ministro dell'Interno Matteo Salvini su Twitter smentisce il coinvolgimento della Guardia costiera italiana: "La Guardia Costiera Italiana non ha coordinato e partecipato a nessuna di queste operazioni, come falsamente dichiarato da una Ong straniera e da un parlamentare di sinistra male informato".

"Italia protagonista del primo respingimento in mare, grazie al governo giallo-verde".

Unhcr e unione europea hanno prontamente ricordato all'Italia come la Libia non possa essere considerato un Paese sicuro per le continue violazioni ai diritti umani dei migranti. E dal comando di Roma aggiungono che le attività "si sono svolte sotto il coordinamento della Guardia costiera libica". Di conseguenza, la legislazione internazionale sarebbe stata palesemente violata.

Rimangono però molte questioni aperte.

Cosa è cambiato nei soccorsi con il riconoscimento della zona Sar libica?

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