Deficit di attenzione con troppi social e chat

Barsaba Taglieri
Luglio 21, 2018

"Studi simili sono stati svolti molti anni fa, quando non esistevano i social, cellulari, tablet e app", commenta l'autore Adam Leventhal, del Dipartimento di medicina preventiva della Usc. Purtroppo, però, c'è chi ne approfitta e questo non è affatto un bene.

L'utilizzo eccessivo tra i giovani di smartphone, tablet e computer per l'uso spropositato di social, video in streaming, musica e video game, raddoppia il rischio di deficit attenzione rispetto a coetanei che fruiscono poco di tali mezzi: il numero di casi di disturbi comportamentali, in particolare il cosiddetto disturbo da iperattività e deficit d'attenzione (ADHD), è infatti fortemente innalzato. Basta pensare che un recente sondaggio condotto dall'organizzazione statunitense no-profit Common Sense Media ha osservato che i ragazzi spendono in media circa un terzo della giornata sui media digitali.

I ricercatori hanno seguito più di 2.500 studenti delle scuole superiori di Los Angeles per oltre due anni informandosi, attraverso questionari, sui sintomi riconducibili ad ADHD, come difficoltà nell'organizzare e completare i compiti, difficoltà a restare fermi o rimanere concentrati sulle attività.

All'inizio dello studi nessuno degli studenti aveva sintomi di ADHD. Come precisano i ricercatori, lo studio si è concentrato su questa fascia d'età proprio perché nell'adolescenza si potrebbero manifestare i sintomi dell'Adhd in corrispondenza con un utilizzo non più ristretto dei digital media da parte dei giovani.

I 2.587 adolescenti sono stati suddivisi in tre gruppi a seconda della frequenza di uso di 14 piattaforme digitali, ad iniziare da Facebook.

Escludendo chi già soffriva del disturbo, i ricercatori avevano l'obiettivo di osservare l'emergenza di nuove problematiche comportamentali nel corso dei due anni di studio. "Con questi risultati non possiamo ancora confermare un rapporto di causa effetto, ma questa è un'associazione statisticamente significativa", commenta Leventhal. "I risultati, concludono i ricercatori, servono da monito per istituzioni, famiglie e ragazzi, sul fatto che mentre i media digitali diventano più diffusi e sempre più stimolanti potrebbero mettere la nuova generazione di giovani a maggior rischio per questo disturbo mentale".

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