Di Maio contro l'Inps. E Salvini avverte Boeri

Paterniano Del Favero
Luglio 17, 2018

Per poi entrare nel merito e rincarare la dose: "Siamo ai limiti del negazionismo economico".

(Teleborsa) - E' scontro sul decreto dignità. "Io, però, resto al mio posto" ha affermato il presidente dell'Inps lanciando un messaggio chiaro a Salvini e Di Maio. "So che è un decreto che mira a creare nuovi posti di lavoro e so per certo che ci sono alcuni organismi, penso all'Inps, con cui non ho da fare polemiche personali perché non mi interessano, che però hanno una visione della realtà che è assolutamente lontana da quella degli italiani, da quella del mondo del lavoro, del mondo delle pensioni".

Una ricostruzione che ha rinfocolato la "guerra" tra il Governo e il titolare dell'Istituto previdenziale, Boeri resosi protagonisti i giorni scorsi di uno scontro frontale con il ministro degli Interni, Salvini, a seguito delle dichiarazioni pro-immigrati (il calo degli immigrati sono un problema per le pensioni, in altre parole, solita tiritera - gli immigrati ci pagano le pensioni- così declamava Boeri). "Il ministro Luigi Di Maio ha mosso una accusa gravissima, senza precedenti: deve immediatamente chiarire chi, a suo giudizio e secondo le informazioni in suo possesso, ha modificato la relazione tecnica al decreto dignità, inserendo informazioni false", ha dichiarato la presidente Giovanna Ferrara in una nota. "Non ha mai accusato né il ministero dell'Economia e delle Finanze né la Ragioneria Generale dello Stato di alcun intervento nella predisposizione della relazione tecnica al dl Dignità", dice Di Maio.

Si spiega così, e con la pressione della rete istituzionale che fa capo al Quirinale in vista della legge di bilancio e delle misure sul sistema previdenziale, la frenata di Di Maio sull'ennesima richiesta di Salvini di "cacciare" Boeri.

"C'è un altro numero nella relazione che accompagna il decreto, il numero di 8mila", ha precisato il ministro.

"Quanto al merito della relazione tecnica, il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, ritiene che le stime di fonte Inps sugli effetti delle disposizioni relative ai contratti di lavoro contenute nel decreto siano prive di basi scientifiche e in quanto tali discutibili", prosegue la nota. Il presunto "colpevole" andava indicato con chiarezza e Di Maio ha voluto precisare, nella stessa nota congiunta, che bisogna capire da dove provenga quella "manina" che, si ribadisce, "non va ricercata nell'ambito del Mef". Musica per le orecchie dei Cinque Stelle, fumo negli occhi del governo Renzi che bloccò subito le mosse di Boeri facendo dire all'allora ministro Poletti che quel piano avrebbe comportato alti "costi sociali" e messo "le mani nel portafoglio a milioni di pensionati". Da Matera, Luigi Di Maio risponde: "Padoan mi sembra che abbia la coda di paglia, non l'ho mai nominato". Mastrapasqua entrò in rotta di collisione con l'esecutivo allorchè lanciò l'allarme per il dramma degli "esodati" creato dalla "fantasmagorica" riforma Fornero.

Ma sbaglierebbe chi pensasse a un totale allineamento tra le posizioni di Boeri e quelle del Movimento: sul reddito di cittadinanza, ad esempio, è stato proprio l'Inps a correggere al rialzo la stima sulle coperture necessarie.

Il giallo sui numeri del Decreto Dignità ha scatenato un attacco senza precedenti contro Boeri che già era malvisto dai leghisti per le aperture sui migranti e ora anche dai Cinquestelle per le stime negative sulle ricadute occupazionali del primo atto del governo. "Non perché il presidente dell'Inps la debba pensare come noi, ma perché noi vogliamo fare quota 100, quota 41, la revisione della legge Fornero".

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