Regno Unito, Boris Johnson si è dimesso da ministro degli Esteri | Brexit

Bruno Cirelli
Luglio 10, 2018

Dopo David Davis, questo lunedì anche il ministro degli esteri Boris Johnson ha annunciato le proprie dimissioni.

Johnson denuncia senza giri di parole la svolta negoziale più soft imposta dalla premier e tuona: così ci avviamo ad assumere "lo status di una colonia dell'Ue". L'uscita di scena del ministro per la Brexit rischia di essere in effetti l'inizio di un effetto domino (il primo a seguire potrebbe essere il titolare degli Esteri, Boris Johnson) in grado di mandare in pezzi l'esecutivo, la maggioranza e la compattezza del Partito Conservatore. La premier, più volte contestata dall'aula durante il suo intervento, ha assicurato che questa piattaforma garantirà l'uscita del Regno Unito dall'Ue, dal mercato unico e dall'unione doganale, ma pone anche le condizioni per una nuova partnership doganale con Bruxelles, per un libero commercio sui beni industriali e agricoli e confini aperti in Irlanda.

La Brexit "spacca" il governo May.

Nel classico stile sobrio dell'ormai ex ministro britannico. Stiamo cedendo troppo e troppo facilmente. La premier, che stamane avrebbe dovuto illustrare al Parlamento la nuova strategia del Governo nei negoziati con la Ue, ha nominato un nuovo ministro responsabile di Brexit: Dominic Raab, grande sostenitore di Brexit.

Dopo Davis, la stessa scelta l'ha fatta Johnson, sostituito da Jeremy Hunt, considerato un Tory "moderato" sul dossier europeo, oltre che una figura leale verso la premier. Il leader Jeremy Corbyn ha detto che il governo di Theresa May è sprofondato "nel caos", è "incapace di raggiungere un accordo" con l'Ue e deve "cedere il passo a chi è capace". Lascia anche il ministro degli Esteri Boris Johnson.

Se sembra in bilico il governo May, per gli investitori il punto cruciale non è se il partito dei Conservatori resisterà o meno, quanto piuttosto il tipo di Brexit che sarà concordato, come sottolinea Viraj Patel, analista di Ing. Con tanto di scenario incombente di elezioni anticipate. Dal fronte dei "brexititeers", plausi al gesto "coraggioso e da uomo di principi" di Davis sono arrivati a tamburo battente da deputati come Peter Bone, Andrea Jenkyns e Harry Smith.

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