Rider: per il giudice non è lavoratore subordinato

Paterniano Del Favero
Luglio 7, 2018

Mohamed Elazab, ex rider della compagnia di food delivery Foodinho (di proprietà Glovo) non è riuscito a far riconoscere il suo status come quello di un lavoratore subordinato: lo ha stabilito il giudice del lavoro di Milano, rigettando il suo ricorso.

La sua richiesta era un inquadramento come dipendente per il periodo dal 23 settembre 2016 al 28 marzo 2017, durante il quale aveva lavorato come co.co.co., e per i successivi 12 giorni in cui avrebbe lavorato senza contratto. Già lo scorso aprile il Tribunale del Lavoro di Torino aveva rigettato il ricorso di un rider perché considerato un lavoratore non subordinato.

"Il Tribunale non ha ritenuto che il suo rapporto di lavoro fosse di tipo subordinato e fosse a tempo indeterminato, inquadrandolo invece come un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa", ha spiegato l'avvocato Tommaso Dilonardo che assiste il rider 23enne con la collega Michela Mantarro. Era la prima causa di questo genere a Milano. "L'azienda non aveva l'obbligo di farlo lavorare - ha commentato il legale di Glovo Francesco Tanca - e lui aveva piena libertà di scegliere di effettuare le consegne".

Entro sessanta giorni si attendono le motivazioni della sentenza, che va in controtendenza rispetto a quanto sta avvenendo negli ultimi mesi, con i rider in cerca di maggiori diritti e impegnati in manifestazioni e scioperi.

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