Giovanni Tria e le contraddizioni sulle tasse

Paterniano Del Favero
Luglio 7, 2018

"Il Governo si adopererà per ottenere dall'Europa e da questo Parlamento gli spazi necessari per attuare le misure previste dal programma", garantendo allo stesso tempo che "non si abbia nessuna inversione di tendenza nel percorso strutturale" necessaria per "rafforzare la fiducia degli investitori internazionali" ha affermato Tria, aggiungendo poi che "serve un'azione immediata che dia il senso della svolta" sugli investimenti, "altrimenti sarà difficile contrattare in Europa" visto che "per anni si è chiesta flessibilità per gli investimenti e poi si è fatto il contrario".

Fin dal suo insediamento Giovanni Tria è indicato come uno dei ministri più moderati e prudenti del governo. L'intervista di oggi a Bloomberg, come le sue dichiarazioni quotidiane, sembrano calibrate per accontentare sia i suoi alleati di governo, che chiedono l'approvazione di misure incisive - e quindi costose - da presentare ai loro elettori, sia i mercati e gli osservatori internazionali, che temono che l'Italia non sia in grado di sostenere un significativo aumento di deficit, specialmente se la crescita economica dovesse rallentare. Di conseguenza, "abbiamo avviato un dialogo con la Commissione europea nell'intento di fissare un obiettivo di deficit più coerente con l'obiettivo del governo di favorire crescita e occupazione". Le tre priorità per il ministero dell'Economia, sono "inclusione sociale e politiche attive per il lavoro con particolare enfasi su lotta alla povertà e re-inserimento nel mondo del lavoro". "L'obiettivo - ha aggiunto il ministro - è quello di aumentare la spesa per investimenti, non la spesa corrente".

Tria aveva già anticipato questi contenuti nella sua prima intervista da ministro al Corriere della Sera. "Non puntiamo al rilancio della crescita tramite deficit spending". In questi giorni, però, i giornali stanno iniziando a riportare i primi segni di insofferenza. Il ministro dell'Economia Giovanni Tria, nel corso dell'audizione di fronte alle commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato, ha illustrato le linee programmatiche del suo dicastero. Tria lasciamolo in pace e se proprio dobbiamo citarlo facciamolo come si fa in Salento dove è il nome di una pasta fresca a forma di spirale che si mangia in parte fritta e coi ceci.

Tria, che è nato a Roma e ha 69 anni, prima di diventare ministro era preside della facoltà di Economia dell'Università di Roma Tor Vergata.

Ma, a differenza dei seguaci del padre della macroeconomia, i neokeynesiani asseriscono che, in un contesto di crescita limitata, la mancanza di investimenti privati può essere compensata (non sostituita completamente) da investimenti pubblici che, dando potere d'acquisto alle famiglie, stimolando il consumo, riaccendendo le prospettive di profitto delle imprese riportano la macchina dell'economia sulla giusta carreggiata.

In politica Tria è sempre stato più vicino al centrodestra. Sempre Brunetta lo scelse nel 2010 come direttore della Scuola nazionale dell'Amministrazione con sede nella Reggia di Caserta, un progetto molto caro all'allora ministro della Funzione pubblica ma poi abbandonato dai suoi successori.

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