Cancro, scoperto il meccanismo che causa la crescita di metastasi. Come funziona

Barsaba Taglieri
Luglio 7, 2018

In particolare, quelli che formano più metastasi soprattutto nel cervello sono proprio il tumore polmonare (48%) e il cancro al seno (15%) (Fonte). Di certo saranno necessari nuovi studi e forse anche delle sperimentazioni.

Nello specifico, infatti, le ricerche portate avanti sono riuscite a dimostrare che la crescita delle cellule tumorali metastatiche nel cervello è agevolata dalla presenza di un fattore molecolare, denominato STAT3. E le uniche risposte oggi possibili, la chirurgia e la radioterapia, non sempre sono risolutive. Si apre così uno spiraglio verso una terapia farmacologica più efficace.

Metastasi nel cervello. La crescita delle metastasi nel cervello che arrivano da tumori del polmone e della mammella è agevolata da un fattore molecolare che non riguarda le cellule tumorali stesse, ma semmai quelle del cervello sano, che, in teoria, dovrebbero essere una barriera difensiva. "Una delle ipotesi è che l'espressione di Stat 3 negli astrociti vad ad agire potendo inibire la risposta immunitaria". In seguito però all'individuazione del meccanismo molecolare responsabile della crescita e diffusione delle metastasi cerebrali, cambierà l'obiettivo da bombardare con la terapia farmacologica.

"Il tumore, quando va incontro a metastatizzazione, può idealmente colonizzare qualsiasi organo del corpo".

Il lavoro è stato condotto dal gruppo di ricerca Neuro-Oncologico del Dipartimento di Neuroscienze dell'ospedale Molinette della Città della Salute di Torino, diretto dal professor Riccardo Soffietti, da anni riconosciuto a livello nazionale ed internazionale quale Centro di eccellenza per le Neoplasie cerebrali.

Si tratta cioè dei cosiddetti astrociti reattivi, che viceversa erano sempre state considerate una barriera difensiva. Lo studio è stato pubblicato su Nature Medicine.

La ricerca ha visto lo studio di circa 100 campioni di metastasi al cervello provenienti da interventi neurochirurgici. Una propagazione che colpisce principalmente le cellule sane del cervello e non quelle cellule tumorali. Tale proteina si è rivelata pronostica, vale a dire che i pazienti nella quale viene riscontrata hanno purtroppo una sopravvivenza molto più breve rispetto agli altri.

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