La dipendenza da videogame è ora una patologia riconosciuta dall’OMS

Barsaba Taglieri
Giugno 21, 2018

Passare troppo tempo a giocare ai videogame potrebbe essere un problema di salute mentale.

"Ormai è chiaro che la transessualità non è una malattia mentale e classificarla come tale può causare una enorme stigmatizzazione per le persone transgender", spiega l'Oms.

Il "gaming disorder" è stato inserito nel capitolo sulle patologie mentali dell'International Classification of Diseases, ovvero l'elenco delle malattie che ne descrive oltre 55mila, secondo cui la dipendenza da gioco digitale consiste in "una serie di comportamenti persistenti o ricorrenti che prendono il sopravvento sugli altri interessi della vita".

L'inserimento nell'elenco, hanno spiegato gli esperti dell'Organizzazione mondiale della Sanità, dovrebbe aiutare i medici a formulare più facilmente una diagnosi.

"Ci consente di capire molto su cosa fa ammalare e morire le persone e di agire per prevenire la sofferenza e salvare vite".

L'ICD-11 verrà presentato all'Assemblea mondiale della sanità nel maggio 2019 per l'adozione da parte degli Stati membri ed entrerà in vigore dal primo gennaio 2022.

La condizione, precisano gli esperti, porta a un significativo disagio e compromissione nelle aree di funzionamento personale, familiare, sociale, educativo o lavorativo, includendo anche disturbi del sonno e problemi di alimentazione.

Come riporta l'Oms, le principali caratteristiche del "gaming disorder" sono 3: perdita di controllo sul gioco (inizio, frequenza, intensità, durata), il gioco ha la precedenza su tutte le altre attività e, infine, l'escalation della condotta di gioco anche quando questo ha conseguenze negative per la salute.

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