L’economia saudita cresce grazie al rincaro del prezzo del petrolio

Paterniano Del Favero
Giugno 21, 2018

È stata la paura dell'ignoto ad incoraggiare i venditori short a ricoprire in modo aggressivo le posizioni, spingendo i prezzi in netto rialzo in chiusura di giornata.

"Guardate cosa succede in Venezuela, cosa succede in Libia - ha affermato Sheffield - Gli Usa presto non riusciranno più a compensare e se l'Opec non farà qualcosa si creerà troppa scarsità sul mercato". L'Amministrazione Trump ha anche imposto sanzioni contro il Venezuela dopo la rielezione di Nicolas Maduro. Una fonte iraniana ha spiegato al Sole che Teheran sarebbe "disponibile ad appoggiare un richiamo al rispetto delle attuali quote di produzione", soluzione di compromesso che nella sostanza - ma non nella forma - corrisponderebbe a un aumento dell'output, perché l'Opec oggi sta tagliando ben 800mila barili al giorno in più rispetto agli obiettivi che si era data. Nessuno è veramente certo delle dimensioni dell'aumento della produzione, ma la Russia lascia intendere che l'incremento sarà graduale. Perde quota anche il Brent (-0,67% a 72,9).

Credo che la volatilità sia destinata a continuare martedì poiché gli investitori probabilmente continueranno a reagire ai segnali di un OPEC diviso.

Si ipotizza inoltre che l'Opec raggiunga un accordo per aumentare moderatamente la produzione nell'arco di diversi mesi, con la possibilità di un ulteriore aumento.

Non accenna a fermarsi il declino del petrolio, che inizia la nuova settimana in flessione sui mercati asiatici, dopo avere infilato quattro ottave consecutive in contrazione, in vista del meeting dell'Organization of the Petroleum Exporting Countries (Opec, l'organizzazione dei 14 maggiori produttori di petrolio con riserve provate superiori al 70% del totale mondiale) il prossimo venerdì 22 giugno a Vienna.

Alcuni trader sostengono poi che, anche se l'aumento copre la produzione persa dal Venezuela a causa di problemi economici e la riduzione della produzione dall'Iran a causa delle sanzioni statunitensi, e Iran, Iraq e Venezuela continueranno a produrre a ritmi ridotti l'aumento della produzione potrebbe non essere all'altezza delle aspettative.

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