Attivisti schedati per striscione su Regeni al comizio di Salvini

Bruno Cirelli
Giugno 18, 2018

Le dichiarazioni rilasciate dal vicepremier e ministro dell'Interno a Otto e Mezzo hanno scatenato le polemiche. Come per l'ex ministro degli Esteri Angelino Alfano l'Egitto era un "partner ineludibile", ora per il ministro Salvini l'Egitto è un "paese importante" con il quale "è fondamentale avere buone relazioni".

"La sensazione che il ruolo di Salvini stia oltrepassando di molto i limiti che gli sono istituzionalmente attribuiti è ormai diffusa, e può creare confusione non solo in Italia ma anche all'estero: l'Egitto - ha concluso Serracchiani - potrebbe leggere le parole del ministro italiano come un via libera a smettere di collaborare". Salvini, pur comprendendo la richiesta di giustizia della famiglia di Giulio Regeni, metteva l'accento sulla necessità assoluta di ricostruire buoni rapporti con l'Egitto. Amnesty International contesta il fatto che la richiesta di giustizia non sia un'esclusiva della famiglia di Regeni, ma debba esserlo di tutta l'Italia. I magistrati romani hanno raccolto elementi cruciali per circoscrivere le responsabilità di nove agenti della National Security.

E invece, da ormai quattro giorni ascoltiamo e leggiamo parole misere e meschine circa la richiesta di verità per il cittadino italiano Giulio Regeni.

Un consiglio comunale dedicato all'attività di Amnesty International, con una conclusione dedicata al caso di Giulio Regeni, il giovane ricercatore ucciso in Egitto in circostanze non ancora chiarite, a cui sarà dedicato uno striscione che verrà collocato all'ingresso di Palazzo Santini.

Ha preso invece le distanze il gruppo consiliare di Forza Italia, rappresentato dal presidente Marco Martinelli e dalla consigliera Simona Testaferrata, che non hanno dato il loro ok. Sulle dichiarazioni recenti di Salvini si registrano diverse reazioni. "È un preciso dovere del governo italiano occuparsi della vicenda - conclude l'europarlamentare -". Più importanti i rapporti con l'Egitto.

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