Bce: da gennaio 2019 stop definitivo al Quantitative Easing

Paterniano Del Favero
Giugno 17, 2018

L'acquisto di titoli da parte della Bce (che, insieme ai tassi a zero, sono parte integrante di questo approccio) sono dunque agli sgoccioli. Una decisione carica di conseguenze per i conti pubblici e per lo spazio di manovra sulle spese della politica: viene meno in qualche misura un sostegno per i Paesi ad alto debito, anche se il presidente della BCe Mario Draghi puntualizza che il Qe non sparisce come 'paracadute' disponibile. Riuniti a Riga, i governatori europei hanno deciso di procedere in questo modo: da ottobre a dicembre gli acquisti di titoli passeranno da 30 miliardi a 15 miliardi al mese.

La settimana che sta per giungere al termine è stata particolarmente impegnativa dal punto di vista della politica monetaria.

La decisione arriva in anticipo per molti osservatori: alcuni si aspettavano un'indicazione di massima dalla riunione di oggi, e una tabella di marcia vera e propria il mese prossimo. Il consiglio di Draghi è quello di "ricostituire margini di manovra nelle finanze pubbliche", tuttavia c'è il fondato rischio che presto gli italiani potrebbero quindi veder aumentare la rata del mutuo di casa, mentre le banche potrebbero contrarre il quantitativo di prestiti alle imprese oppure ai cittadini. riproduzione riservata ®. Alla Bce non può e non deve essere chiesto di intervenire in soccorso di mercati in difficoltà, laddove tale "disordine" sia motivato da intenzioni e dichiarazioni politiche che siano palesemente in contrasto con le regole sottoscritte dai tutti i paesi membri dell'area Euro. E' il monito di Draghi, lanciato in conferenza stampa in risposta a una domanda sull'Italia.

La Bce promette tuttavia di proseguire con il reinvestimento - ossia l'utilizzo del capitale rimborsato dei bond che ha in portafoglio e che arrivano a scadenza per comprare nuovi titoli di pari durata - ancora a lungo e per tutto il tempo necessario ad assicurare l'accomodamento monetario necessario. Se inizialmente si parlava di settembre 2018 come data-limite, si ipotizzava però che sarebbe potuto anche slittare a dicembre.

Il ritorno a un regime di volatilità sano e di liquidità normale del mercato obbligazionario italiano passa per il ritorno della fiducia degli investitori nei fondamentali non tanto economici - che appaiono ragionevolmente solidi e in progresso - ma quanto politici del nostro paese.

La riduzione degli spread ha avuto luogo interamente a seguito dell'impegno assunto dalla Bce nel 2012 (il celebre "whatever it takes") di mettere in atto un programma (condizionato) di sostegno dei prezzi in caso di necessità.

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