Tito e gli alieni, la commedia 'lunare' con Valerio Mastandrea

Ausiliatrice Cristiano
Giugno 10, 2018

È questa la premessa, infantile e surreale, magica ed extraterrestre, da cui prende vita Tito e gli alieni, un eccentrico e commovente ufo italiano, in tutti i sensi e a tutti i livelli.

Un Professore napoletano (Valerio Mastandrea), ricercatore di possibili suoni alieni provenienti dallo spazio più lontano, vive isolato dal mondo in una casa mobile nel deserto del Nevada, accanto all'Area 51.

C'è il fantasma lontano di Las Vegas, nel folle e squinternato spaghetti sci-fi di Paola Randi, che non a caso lìha girato ad Almería, in Spagna, località che ancora oggi ospita i set di Sergio Leone (ma ci hanno girato anche Game of Thrones). "Non lo so come si superano le perdite, dipende chi perdi, che perdi, e chi sei soprattutto". Dorme, ma viene svegliato da due mosche. - racconta l'attore - Prova immediatamente a scacciarle e invece capisce che anche le mosche sono importanti, anzi primarie: lo tengono sveglio.

Quando muore suo fratello Fidel (Gianfelice Imparato), gli vengono affidati i nipotini Anita (Chiara Stella Riccio), 16 anni, e Tito (Luca Esposito), 7 anni: la sua esistenza ne uscirà completamente scompaginata.

Gli scenari evocati dalla Randi rispettano le regole dell'immaginario americano: sono figli del cinema on the road, ma l'unico viaggio che compiono è all'interno della complessità dell'animo umano, delle fragilità che ognuno di noi coltiva in silenzio, finendo per assomigliare piuttosto ai resti di una decomposta fiera, di un dismesso Luna Park di frontiera.

Tito e gli alieni per la tematica che è alla base del film potrebbe essere considerato un film afferente alla categoria della science fiction, si pensi ad esempio ad altre pellicole di produzione prevalentemente a stelle e strisce che perseguono la meta del contatto con una realtà altra, che sia il mondo alieno o una diversa dimensione (uno su tutti il filosofico Contact interpretato da Jodie Foster nel 1997). "Sono loro i veri marziani". Il suo film parte con atmosfere alla Wes Anderson (genitori atipici venuti a mancare, bambini intelligenti e un po' folli che devono superare il dolore), prosegue con accensioni naif alla Michel Gondry (arrivato in Nevada dallo zio "professore" la fantasia del piccolo Tito partorisce sequenze oniriche a ripetizione che elaborano il lutto della morte del padre), per poi arrivare al cuore lucasian/spielberghiano di questo cinema (tra i segni di Star Wars e Incontri ravvicinati si gioca il rapporto con il passato, con le persone scomparse, con i nuovi amori).

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