L'Austria chiude 7 moschee ed espelle gli imam

Bruno Cirelli
Giugno 10, 2018

Sulla porta della moschea un foglietto la scritta "Camii Kapalidir", che significa "chiuso". "Serve tolleranza zero - ha commentato il ministro dell'Interno - espulsioni per i clandestini e restituzione alle nostre città di un clima di legalità, questo è il mio obiettivo". Il governo di Sebastian Kurz ha disposto la chiusura di 7 templi islamici dell'associazione turca Atib. "Diversi imam saranno espulsi, con l'accusa di finanziamenti illeciti dall'estero". "È un tentativo di prendere di mira comunità musulmane per raccogliere punti politici a poco prezzo", ha scritto su Twitter, aggiungendo che "gli sforzi di normalizzare l'islamofobia e il razzismo vanno respinti in ogni circostanza". "Credo nella libertà di culto, non nell'estremismo religioso", ha twittato il ministro dell'Interno e leader della Lega, Matteo Salvini. "Chi usa la propria fede per mettere a rischio la sicurezza di un Paese va allontanato" Una delle moschee dell'Atib, Unione turco-islamica per la collaborazione culturale e sociale in Austria, colpita dal provvedimento di chiusura del governo di Vienna è stata recentemente al centro di polemiche per un video che mostra bambini in tenuta da guerra. "Spero già la prossima settimana di incontrare il collega ministro austriaco per confrontarci su linee d'azione".

Austria chiude 7 moschee ed espelle gli imam. Foto di sfilate di bambini, infilati nelle divise militari turche per celebrare la battaglia di Gallipoli, hanno fatto scalpore nei mesi scorsi. E foto e filmati della ricostruzione sono stati diffusi su Internet.

Quattro a Vienna, due in Alta Austria e una in Carinzia.

"Società parallele, l'islam politico e la radicalizzazione non hanno posto nel nostro Paese", ha detto il capo del governo austriaco in una conferenza stampa. Duro anche il giudizio del vice cancelliere: "Vienna non tollera predicatori di odio che agiscono in nome di una religione", l'analisi di Heinz-Christian Strache, anch'egli membro del Fpoe. La moschea in questione è finanziata dall'Unione islamico-turca d'Austria, legata alla Direzione turca degli Affari religiosi (Diyanet). "Non ce n'è neppure una", ha sbottato Yasar Ersoy. "Non lo abbiamo voluto noi".

Il governo turco ha denunciato la decisione di Vienna come "il risultato di un'ondata discriminatoria, populista, islamofoba e razzista". Plaude anche Marine Le Pen: "L'Austria dimostra che quando si vuole fare qualcosa si può!"

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