Tumore seno, chemio evitabile nel 70% dei casi

Barsaba Taglieri
Giugno 8, 2018

Il nuovo approccio terapeutico, adottato dal gruppo di Steven Rosenberg del Nationanal Institutes of Health di Bethesda nel Maryland, si è rivelato efficace per curare il tumore del seno in stadio avanzato (con metastasi) utilizzando cellule immunitarie come strumento per sconfiggere la malattia. Il gruppo di ricerca di Rosenberg, con la terapia effettuata mediante cellule immunitarie su una paziente in fase avanzata di malattia, ha sconfitto un tumore che risultava incurabile con le terapie convenzionali. "La chemio può essere evitata nel 70% delle pazienti con cancro iniziale, limitandola a quel 30% per il quale porterà beneficio", spiega il responsabile dello studio Joseph Sparano dell'Albert Einstein Cancer Center di New York. "Ogni donna con tumore iniziale al seno dai 75 anni in giù - precisa- dovrebbe dunque avere la possibilità di sottoporsi al test e discutere con il medico riguardo all'opportunità della chemioterapia dopo l'intervento".Il Taylor X è stato creato sul modello della biopsia tumorale. "Dopo aver effettuato il test - ha evidenziato il professore - si è determinato un cambiamento della valutazione medica per circa il 25 per cento di queste pazienti, per le quali si è infatti valutato di passare da una terapia con chemio e ormonoterapia ad una che prevedeva la sola ormonoterapia". "Per questo motivo è molto meglio evitare la chemio, se non è strettamente necessaria". L'iniziativa, presentata stamattina nella sede di Federfarma, vuole accendere la luce su questa forma di tumore molto aggressiva, che in Italia colpisce circa 35mila donne, alcune delle quali in lotta contro una malattia che ha gia' colpito altri organi del corpo. Infine, il paziente ha ricevuto una singola iniezione contenente miliardi di linfociti selezionati, un sistema immunitario d'elite sviluppato sulla base del profilo genetico del loro tumore che è stato somministrato insieme a un trattamento con interleuchina per stimolare la sopravvivenza dei linfociti.

"In parole povere - spiega il dottor Harold Burstein - questo significa che migliaia di donne potranno evitare la chemio con tutti i suoi effetti collaterali".

Reso noto sulla rivista Nature Medicine, è un traguardo senza precedenti. "Siamo all'apice di una rivoluzione in cui sarà raggiunto il complicato obiettivo di combattere la pletora di mutazioni nel cancro grazie all'immunoterapia", scrive.

Lo scetticismo degli oncologi italiani.

Lo studio, su un campione di circa 200 pazienti, è denominato 'Scorpion' ed è stato condotto dal Dipartimento salute donna e bambino del Policlinico Gemelli-Università Cattolica di Roma, diretto da Giovanni Scambia, anche direttore scientifico del Gemelli. Il numero è esiguo e su altri pazienti, da quello che mi risulta, non si è riusciti a ottenere nulla.

Questo studi di immunoterapia partono proprio dal presupposto che il sistema immunitario, stimolato in un certo modo, possa prendere il sopravvento distruggendo la stessa cellula neoplastica. Ripeto: sono studi in fase sperimentale.

I risultati sono stati entusiasmanti. Ma bisogna essere prudenti con gli annunci: non bisogna illudere il paziente neoplastico, che ha tanti problemi e potrebbe aggrapparsi a qualsiasi cosa per vivere, anche a notizie ancora non ottimali.

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