La perizia contraddice l’autopsia: "Il cuore di Astori è andato troppo veloce…"

Rufina Vignone
Giugno 8, 2018

Già perché ora per Davide Astori, il calciatore trentunenne bergamasco, capitano della Fiorentina, trovato senza vita la mattina del 4 marzo scorso in una camera dell'hotel "Là di Moret" di Udine, dove alloggiava con la squadra per la partita dell'indomani contro l'Udinese, i medici che hanno eseguito l'autopsia parlano di tachiaritmia, non di bradiaritmia come si era detto subito dopo il decesso. Sono queste, secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, le risultanze della perizia autoptica depositata dai professioni Moreschi e Thiene.

Gli ultimi esami invece hanno evidenziato che il giocatore è morto a causa di una tachiaritmia, un'improvvisa accelerazione del cuore. Cioè, esattamente l'opposto dell'ipotesi iniziale. Primo e ultimo sintomo della malattia del difensore azzurro, che avrebbe forse avuto qualche possibilità di salvarsi se avesse condiviso la camera con un compagno o con qualcuno in grado di dare l'allarme e chiamare i soccorsi. "Era sereno, gentile, allegro, come sempre", aveva detto in lacrime Marco Sportiello, il portiere della Fiorentina con il quale aveva giocato alla playstation fino alle 23. Lo conferma il Procuratore capo di Udine Antonio De Nicolo. Non appena il lavoro sarà terminato, si deciderà se proseguire con gli accertamenti, oppure chiedere l'archiviazione del procedimento, che continua a essere a carico di ignoti. Viene alla mente la tragedia di un altro calciatore, Piermario Morosini, morto sul campo nel 2012 per una "cardiomiopatia aritmogena".

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