Veri muscoli e metallo, pronti i progenitori dei cyborg - Scienza & Tecnica

Barsaba Taglieri
Giugno 3, 2018

Un cyborg è un superuomo con parti robotiche e componenti biologiche, ultimo stadio di un processo di artificializzazione del corpo umano che diventa così sempre più efficiente e praticamente senza limiti. Un cyborg è più di un uomo e decisamente più di un androide perché è entrambe le cose. Nel 1839 nel suo racconto "L'uomo finito" Edgar Allan Poe descrive il protagonista - un vecchio generale ferito in battaglia - come un concentrato di protesi sintetiche.

Robocop (1987) racconta la storia di un poliziotto ucciso in servizio che "rivive" nel corpo di un cyborg, il cui unico obiettivo è far rispettare la legge.

Il robot consiste di due dita mosse da muscoli striati attivati all'occorrenza da impulsi elettrici, che riescono ad imitare più fedelmente i movimenti naturali delle articolazioni rispetto agli attuatori meccanici. Negli studi precedenti per attivare i motoneuroni contenuti in fibre muscolari stampate in 3D sono state usate stimolazioni ottiche e chimiche e i ricercatori ritengono che la stessa tecnica potrebbe essere usata nei tessuti viventi per rendere i movimenti più verosimili. Il nuovo studio ha adottato un approccio diverso da quello utilizzato in passato: invece di servirsi di un muscolo estratto da un animale, si è partiti da cellule staminali chiamate mioblasti, fino ad arrivare a tessuto muscolare perfettamente funzionante cresciuto sul robot.

Ha avuto un grande successo la sperimentazione di robot bioibridi che pare integrino muscoli biologici ancorati ad uno scheletro artificiale, in modo da potere formare delle coppie di elementi antagonisti tra loro proprio come avviene negli essere umani. Questa configurazione permette alle cellule di lavorare correttamente e senza incorrere nel deterioramento muscolare causato dalle trazioni. Come riporta lo studio svolto dai ricercatori giapponesi, pubblicato sulla rivista Science Robotics, questi proto-cyborg sono già stati collaudati per svolgere compiti come raccogliere e infilare un anello o trasportare cornici. Di certo però si è presa una strada davvero molto interessante. In questo nuovo studio, l'ingegnere ha deciso di stratificare i muscoli in parallelo, l'uno con l'altro, per simulare quella che è nota come una coppia antagonista. "Se potessimo combinare diversi di questi muscoli in un singolo dispositivo, dovremmo essere in grado di riprodurre la complessa interazione muscolare che permette di funzionare alle mani, alle braccia e ad altre parti del corpo".

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