Curare il 40% dei tumori al polmone senza chemio: arriva l'immunoterapia personalizzata

Barsaba Taglieri
Mag 28, 2018

La ricerca che si propongono è davvero a lungo termine, perché, prima di arrivare a mettere in commercio eventuali farmaci che sfruttano le nanoparticelle estratte dalle foglie di tè, potranno passare anche altri dieci anni. I pazienti, infatti, non solo rischiano la vita ogni giorno a causa della patologia che li ha colpiti ma si vedono costretti a eseguire cure - come la chemioterapia - che hanno effetti devastanti sul corpo.

"I dati positivi di questo studio stabiliscono il potenziale di Tmb come importante biomarcatore predittivo per la selezione dei pazienti candidabili al trattamento di combinazione con due molecole immunoterapiche, nivolumab e ipilimumab, nel tumore del polmone non a piccole cellule avanzato", afferma il professor Federico Cappuzzo, direttore del Dipartimento di oncoematologia dell'Ausl Romagna.

Il nuovo test, chiamato Tumor Mutational Burden (TMB), è stato sperimentato con successo in alcuni studi clinici, dei quali quello di fase III chiamato CheckMate-227 ha dato risultati estremamente incoraggianti. Per farlo analizza oltre 500 geni al fine di creare un farmaco personalizzato.

Usando questi punti quantici su cellule di cancro al polmone, infatti, si sono accorti che le nanoparticelle erano in grado di penetrare nei pori microscopici delle cellule malate e ucciderle con un effetto citotossico.

Le neoplasie con un Tmb elevato sono soprattutto quelle del polmone, della vescica, gastrointestinali e il melanoma. Il tasso di sopravvivenza libera da progressione a un anno era più del triplo con la combinazione (43%) rispetto alla chemioterapia (13%). Ci stiamo dunque avvicinando, ha spiegato Cappuzzo, alla "concreta possibilità di abbandonare la chemioterapia nel trattamento di molte persone, pari a circa il 40%, colpite da questa neoplasia in fase avanzata. Sicuramente un grande vantaggio per i pazienti". Tale numero equivale alla quantità di persone affetta da tumore al polmone che assiste a un'enorme quantità di errori genetici.

"Arriva pure da un altro studio appena pubblicato sul New Englad Journal of Medicine, la dimostrazione del fatto che la combinazione delle molecole immunoterapiche nivolumab e ipilimumab possa risultare efficace anche nei pazienti con tumore al polmone non ancora operati, portando a una regressione completa della malattia in circa il 40% dei casi".

Questo significa che ci saranno delle cure "ad hoc", cucite sull'individuo e sul tipo di cancro.

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La chiave per combattere questa temibile malattia, quindi, è conoscere e agire direttamente a livello genetico. Studiarle, per scegliere l'immunoterapia più adatta, è fondamentale: per questo nascerà, con il coordinamento dell'Istituto nazionale tumori Pascale di Napoli e della Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), il primo Registro nazionale delle mutazioni geniche.

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