Pakistana incinta del fidanzato italiano riportata in patria e costretta ad abortire

Bruno Cirelli
Mag 17, 2018

Pakistan, studentessa prigioniera: "Costretta ad abortire". A scrivere della vicenda sono i quotidiani l'Arena e il Corriere del Veneto, che spiegano che quanto accaduto alla giovane pakistana è emerso da alcuni messaggi che la stessa ragazza ha inviato tramite Whatsapp alle compagne di scuola in Italia. La cosa è confermata dal fatto che la scuola che frequentava aveva deciso di anticipare gli esami di maturità per permetterle di portare a termine la gravidanza. "Tutto dev'essere fatto in una volta, se no stavolta mio padre uccide pure me", le parole della ragazza, che ha poi rivelato di essere stata costretta ad abortire, e di essere stata legata per giorni ad una sedia, e intontita con medicinali di dubbia provenienza. "La ragazza - ha detto Bertacco - ha aderito al Progetto "Petra", la struttura che si occupa delle violenze sulle donne, in particolare tra le mura famigliari". Farah ha solo 18 anni e aspetta un bambino che decide di tenere, d'accordo anche con il suo fidanzato italiano.

Gli investigatori hanno attivato il consolato pakistano in Italia e messo a disposizione il materiale e le testimonianze raccolte. Ma poi lo scorso gennaio i parenti hanno deciso di partire per il Pakistan portando con loro la ragazza. Ha comunicato che era andata in vacanza. Poi però era tornata in famiglia. "In seguito al Centro Petra si è presentato il fidanzato ed è scattato l'allarme".

Nessuno l'ha più vista da febbraio, fino a quando, qualche settimana fa, una 20enne di origini pakistane residente da tempo a Verona con la famiglia, si è rifatta viva con dei messaggi d'aiuto inviati alla migliore amica. "Di sicuro ad oggi non c'è nessuna testimonianza di come la ragazza vi sia stata portata".

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