La Regione: "No alloggi Erp a chi già possiede un immobile all'estero"

Bruno Cirelli
Mag 3, 2018

Nell'atto unico dell'edilizia pubblica approvato ieri dalla giunta regionale, che andrà all'esame dell'assemblea legislativa entro l'estate, viene introdotto il requisito per l'accesso all'edilizia residenziale pubblica di non possedere case all'estero, oltre che in Italia come finora. Saranno i Comuni a verificarne la sussistenza attraverso le dichiarazioni Isee presentate da chi fa domanda per avere un alloggio. Secondo l'assessore regionale, anche lui ospite in studio del Tgr Rai della Toscana, "questa proposta per esempio potrebbe andare incontro magari ad uno che è nato in Toscana e poi magari si trova a dover andare fuori per motivi di lavoro o altri motivi, e quando torna si trova a dover attendere", ma in generale "non dobbiamo creare situazioni di discriminazione, e sono d'accordo sul fatto che le case popolari debbano andare a chi ha più bisogno". Tutto questo per dare un contributo di chiarezza e trasparenza su un tema complesso e di grande delicatezza. Si va dal reddito alla composizione del nucleo familiare, fino alla residenza anagrafica o all'attività lavorativa in Emilia-Romagnada almeno 3 anni. In particolare, il provvedimento distingue tra l'accesso agli alloggi, per cui è necessario avere un Isee non superiore 17.154 euro e 35.000 euro di patrimonio mobiliare e la permanenza negli stessi, se con Isee non superiore a 24.016 euro.

In Emilia-Romagna il patrimonio di edilizia residenziale pubblica, gestito perlopiù dall'Acer, comprende 55.699 alloggi, il 97% dei quali di proprietà dei Comuni. Attualmente nelle case popolari vivono circa 120mila persone, delle quali 84mila (71%) sono italiane, 2.783 comunitarie (2%), 32.212 extracomunitarie (27%); Marocco, Albania e Tunisia i Paesi più rappresentati. La classe di età più presente è quella degli ultra 65enni, circa il 25% (30mila); 24mila (20%) sono minorenni. 18mila i nuclei famigliari composti da una sola persona e 14mila da due persone.

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