Di Maio, se fallisce con Pd per noi ritorno al voto

Bruno Cirelli
Aprile 25, 2018

Comunque, dopo la frettolosa riconciliazione con Salvini, la situazione, che pareva risolta dopo la sparata di B., si ripresenta come prima. con l'aggravante della sentenza di Palermo sulla trattativa Stato-mafia che coinvolgerebbe anche B. e il suo governo.

Rosato: distanze abissali con M5S ma valuteremo Cauto il vicepresidente della Camera, Ettore Rosato (Pd): "Le distanze tra noi e il M5S sono abissali, enormi, siamo stati avversari per cinque anni non per caso ma per profondi motivi di divergenza sui programmi" ha detto, a margine della cerimonia alla Risiera di San Sabba per il 25 Aprile. Il Movimento 5 Stelle, in tutto ciò, ha chiuso definitivamente i canali di comunicazione con la Lega.

"Voglio dire anche qui che qualsiasi contratto con altre forze politiche per la formazione di un governo dovrà essere ratificata dagli iscritti sulla piattaforma Rousseau". "Noi ci siamo sui temi, per firmare un contratto di governo per il cambiamento di questo Paese, senza rinunciare ai nostri valori e alle nostre battaglie, dal reddito di cittadinanza alla lotta alla corruzione".

Sempre in casa Pd, Dario Franceschini spiega invece che il Pd ha l'obbligo di aprire un confronto senza pregiudiziali con i 5Stelle.

Luigi Di Maio chiude la porta a Matteo Salvini e apre il confronto con il Pd. Io sono fiducioso per un governo che tenga conto che la forza politica piu' votata in Italia e sulla quale tutti gli italiani ripongono le proprie speranze vada al governo.

"Cercherò di dire a tutti: smettiamola di guardarci di sbieco l'uno con l'altro".

"Questo patto - rimarca - deve essere segno di rispetto dei nostri elettori e degli elettori dei partiti". Già, perché nella Direzione Nazionale le anime sono tese, divise e schierate su tre posizioni sostanziali: i pro apertura M5s; i contrari; i "ponti" che vogliono cercare di far congiungere le due opposte fazioni per uscire dallo stallo. Troppo poco per il fronte renziano. E per fare un governo Pd-M5S servono tutti i dem. All'ex leader basta un manipolo di senatori fedeli per far fallire l'operazione. "Che almeno riconoscano i meriti del nostro lavoro e delle nostre riforme", ha intimato Michele Anzaldi sapendo bene di porre una condizione impossibile.

Se appena si appilcassero i più elementari principi democratici il risultato delle ultime regionali suonebbe come una campana a morto per la fallimentare politica dei due forni di andreottiana memoria perseguita da Di Maio dopo le consultazioni politiche degli inizi di marzo. "Perché noi siamo un partito e le decisioni le prendiamo negli organismi e nonsulla base di una telefonata del Casaleggio di turno". Matteo Orfini inizia a urlare, letteralmente. "Quindi convocherò la direzione il prima possibile".

"Attendiamo di capire gli sviluppi, lo faremo con la massima disponibilità, tenendo fermi la chiarezza, la responsabilità, il riconoscimento della fase del Paese che sta attraversando".

Dunque, in sintesi, mentre l'esplorazione della Casellati ha certificato l'impossibilità di un'intesa M5s-centrodestra, quel di Fico metterà in chiaro che la seconda opzione - governo M5s-Pd - impossibile non è.

Dopo avere affidato a Fico l'incarico di eseguire consultazioni mirate con M5S e PD, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non ha più fatto dichiarazioni in merito. Godono del maggiore consenso sociale che, in quanto tale, esigono rispetto e protagonismo istituzionale, anche ove ancora non è stato guadagnato. "Chi vi ha votato non merita di essere svenduto al #M5S #senzadime". Certo, andrebbero aggiunti eletti pescati da Leu, gruppo misto e Autonomie, ma anche così non c'è la certezza di arrivare a numeri solidi.

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