Stato-mafia, il pm Di Matteo contro Csm e Anm

Paterniano Del Favero
Aprile 23, 2018

Lo ha detto il pm della Direzione Nazionale Antimafia (Dna) Nino Di Matteo, in merito alla sentenza sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, rispondendo alle domande di Lucia Annunziata a 1/2 ora in più, in onda su Raitre. "È un fatto oggettivo", spiega. "Il fatto che siano stati condannati solo i carabinieri non significa che il livello politica non fosse a conoscenza o fosse il mandante". Per Nino Di Matteo, il pm che esce vincitore dal "primo round" del processo sulla Trattativa Stato-Mafia, oggi il ritorno in tv è stato ricco di provocazioni, spunti e attacchi contro l'intero impianto che avrebbe "mandato" a trattare con Cosa Nostra i carabinieri condannati. "La sentenza è precisa - afferma - e ritiene che Dell'Utri abbia fatto da cinghia di trasmissione nella minaccia mafiosa al governo anche nel periodo successivo all'avvento alla Presidenza del Consiglio di Berlusconi".

"Accusare una sentenza di Corte d'Assise di rispondere a criteri partitici è ingiusto e offensivo" ha detto ancora Di Matteo a proposito delle critiche per le manifestazioni di stima ricevute dal MoVimento Cinquestelle. In questo c'è un elemento di novità. "È stato sancito che mentre la mafia, tra il '92 e il '93, faceva sette stragi c'era chi - all'interno dello Stato - trattava con vertici di Cosa nostra e trasmetteva ai governi le sue richieste per far cessare la strategia stragista". Ora questo verdetto sposta in avanti il ruolo di tramite esercitato da Dell'Utri tra Cosa nostra e Berlusconi.

"I carabinieri che hanno trattato sono stati incoraggiati da qualcuno- ha poi sottolineato -. Né Silvio Berlusconi né altri hanno denunciato le minacce mafiose, né prima né dopo".

Parole che indispettiscono il legale di Dell'Utri, l'avvocato Giuseppe Di Peri: "con la sentenza che ha condannato Dell'Utri per il periodo precedente al 1992 ne è stata pronunciata anche una di assoluzione piena per i fatti successivi a quell'anno che riguardavano tutta la stagione politica e i rapporti tra Dell'Utri, la mafia, Berlusconi e Forza Italia". Una nota dei legali di Mori parla, invece, di "sentenza ingiusta e incoerente". Questo però, un processo durato cinque anni, ancora non è stato provato.

La frase "incriminata" è riportata nel libro, appena uscito, di Riccardo Iacona, "Palazzo d'ingiustizia": "il Csm ormai non e' affatto un padre amorevole per magistrati, non e' piu' l'organo di autotutela, non e' piu' garanzia dell'indipendenza, ma e' diventato una minaccia, perche' non vi siedono soggetti distaccati, ma faziosi che promuovono i sodali e abbattono i nemici, utilizzando metodi mafiosi".

"Paragonare le attività del Csm, organo di rilevanza costituzionale, ai metodi utilizzati dalle organizzazioni criminali, che rappresentano uno dei mali maggiori del nostro Paese, contro cui lo Stato combatte da sempre ed ha pagato un altissimo prezzo in termini di vite umane anche tra i magistrati, è inaccettabile ed inappropriato", accusa la giunta del sindacato delle toghe.

Ma il dibattito non sembra affatto destinato a chiudersi. E la campagna elettorale è cominciata da un pezzo.

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