Mafia, Di Matteo: adesso servirebbe un pentito di Stato

Bruno Cirelli
Aprile 22, 2018

"Sentenza storica. Finalmente è arrivata la notizia e sono veramente felice per tutto quello che rappresenta per l'intera nazione". Così il pm Nino Di Matteo, magistrato storico del pool che ha istruito il processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, dopo la lettura del verdetto.

Insomma "è un punto importante che può costituire un input per la riapertura anche delle indagini sulle stragi che probabilmente non furono opera solo di uomini di 'Cosa nostra'". Lo ha detto Silvio Berlusconi in Molise, commentando le parole di Di Matteo sulla sentenza sulla trattativa tra Stato e Mafia. Inoltre "quello che mi ha fatto più male è che rispetto alle accuse di usare strumentalmente il lavoro abbiamo avvertito un silenzio assordante da chi ci doveva difendere".

"Abbiamo individuato - prosegue Berlusconi - nuovi strumenti per la stessa lotta tra cui il codice antimafia che ha consentito, da un lato la cattura di 32 su 34 dei più pericolosi latitanti, abbiamo consegnato alle prigioni italiane 1926 presunti mafiosi, e sono stati confiscati beni per un totale di 40 milioni di euro". Ho sempre sperato che quei carabinieri avrebbero dato un contributo ulteriore di conoscenza. "A partire dall' Anm e il Csm".

"Il reato contestato è minaccia a corpo politico dello Stato, i mafioso hanno minacciato a suon di bombe e richieste".

Per il pm del processo Trattativa, "gli ufficiali dei carabinieri sono stati condannati per avere svolto un ruolo di cinghia di trasmissione delle richieste della mafia nel '92, quindi rispetto ai governi della Repubblica presieduti da Amato e Ciampi, mentre Dell'Utri è stato condannato per avere svolto il medesimo ruolo nel periodo successivo a quando Berlusconi è diventato premier".

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