Terremoto, a L'Aquila un corteo contro le tasse: "Siamo vittime dello Stato"

Bruno Cirelli
Aprile 17, 2018

"È incomprensibile. Reduci dal terremoto, vittime dello Stato".

La città e il territorio sono scesi in piazza in migliaia - 2.500 secondo le forze dell'ordine, quasi il doppio in base agli organizzatori - per dire no alla restituzione delle tasse sospese a imprese e professionisti nel cratere del sisma richiesta dalla Commissione europea che considera le somme milionarie aiuti di Stato: questa mattina, all'Aquila, manifestazione di protesta promossa dalla Regione e dal Comune alla quale hanno aderito forze sociali, produttive, amministratori, parlamentari e che AbruzzoWeb ha seguito in diretta video. All'esito di questo lavoro è stata notificata una Procedura di Infrazione con la richiesta di recupero dei vantaggi fiscali concessi. "C'è quella rabbia positiva che ha consentito anche in passato di rivendicare diritti negati". Sono le parole del sindaco dell'Aquila, Pierluigi Biondi, in testa al corteo. La riunione Plenaria che si è tenuta a Roma, su invito del presidente Giuseppe Di Pangrazio, ha riconosciuto l'importanza del documento votato all'unanimità dal Consiglio regionale abruzzese, adottandolo come posizione dell'intera Conferenza.

"Siamo persone serie. Questa è una manifestazione per la legalità, non chiediamo condoni. Lo Stato rispetti le sue leggi", afferma Lolli. Sulla questione è intervenuta anche Stefania Pezzopane: "Dopo mesi di trattative portate avanti cercando di far capire le ragioni di un territorio che ha rischiato di morire, ora è la volta della voce di popolo - si legge in una nota della senatrice aquilana del Partito democratico - con la manifestazione di oggi diciamo no ad una palese ingiustizia, ad una burocrazia e una politica che non vogliono fare fino in fondo i conti con quello che accadde qui a L'Aquila e nei territori colpiti quel maledetto 6 aprile 2009".

Sarebbe infatti emerso che "i Governi italiani, per dieci diverse calamità avevano concesso vantaggi fiscali a imprese senza mai notificare l'intervento alla Commissione Europea e senza rispettare i regolamenti comunitari".

"Il risultato", sottolinea il portavoce, "è che alcune imprese hanno ricevuto compensazioni senza aver sofferto danni, e altre ne hanno ricevute di più del valore dei danni".

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