Russia, al via il blocco di Telegram

Bruno Cirelli
Aprile 17, 2018

È iniziato ufficialmente l'iter che nelle prossime ore bloccherà Telegram in Russia. Uno degli ultimi esempi lampanti è quello che ha coinvolto il noto servizio di chat di Telegram, che ha subito un brusco blocco dopo aver negato la concessione delle informazioni dei suoi utenti al governo. A ordinare lo stop a Telegram ci ha pensato il tribunale distrettuale di Taganskij. L'ente ha inviato agli operatori di telecomunicazioni la notifica che obbliga a limitare l'accesso ai servizi dell'applicazione.

La reazione di Pavel Durov, amministratore delegato della piattaforma, non si è fatta attendere. "Reputiamo la decisione di bloccare Telegram anticostituzionale e continueremo a difendere il diritto dei russi a messaggi privati": parole dure, quelle usate dal 33enne, che da 4 anni si trova in autoesilio. Durov, inoltre, sostiene che la decisione abbia aumentato i pericoli per la Russia.

Una misura che dovrà essere rispettata entro le 24 ore successive alla comunicazione. Per farla breve, il divieto potrebbe effettivamente compromettere la sicurezza dello stato russo e la sicurezza di 15 milioni di utenti russi di Telegram. Il suo Ceo ha lasciato il Paese già nel 2014 e da allora in diverse occasioni ha criticato l'atteggiamento delle autorità, mentre la sua app, particolarmente diffusa nel suo Paese di origine e anche in medio-oriente sembra che sia molto utilizzata dai giornalisti e che addirittura venga utilizzata dal Cremlino stesso per comunicare con essi, sfruttando la possibilità di effettuare conference call.

"La sicurezza nazionale della Russia diminuirà, dal momento che alcuni dati personali dei cittadini russi passeranno da Telegram a WhatsApp e Facebook, che sono controllati dagli Stati Uniti", ha scritto Durov sul social network russo, VKontake.

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