"La mafia uccide solo d'estate 2", Pif: "Il cambiamento è possibile"

Bruno Cirelli
Aprile 17, 2018

Per l'occasione, Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, ha incontrato gli studenti del Dams di Lecce per parlare del suo processo creativo, dove la mafia, le guerre e la storia sono gli argomenti cardine della sua carriera. Ovviamente il tutto viene trattato sotto una luce più leggera e ironica.

La mafia non uccide più solo d'estate nella seconda stagione della serie che torna in prima serata su Rai1 dal 26 aprile.

Il tema legato alla lotta alla mafia, e il suo profondo impegno sociale e politico, si è concretizzato con il film che gli ha fatto vincere il David di Donatello come miglior regista esordiente.

No, la mafia non è metereopatica e non uccide solo d'estate. Li ritroviamo dunque ancora a Palermo, col padre, Lorenzo (Claudio Gioè) terrorizzato e deciso a trasferirsi al Nord, la madre Pia (Anna Foglietta) sempre in attesa di una cattedra e lo zio Massimo (Francesco Scianna), ora sposato, sempre più implicato in modo irresponsabile con Cosa Nostra.

"Abbiamo girato il film a Palermo - ha detto - senza pagare il pizzo alla mafia: questa non è soltanto una serie televisiva, è la dimostrazione che le cose si possono cambiare". Nel cast spicca anche il nome di Nino Frassica, interprete del personaggio di Fra' Giacinto. "In questo secondo capitolo - commenta Pif - si parla di coscienza e soprattutto di coraggio, che è quello che mette in azione la coscienza. La realtà è che questa serie è quell'esame di coscienza che non ci siamo mai fatti, è utile parlarne perché la famiglia Giammarresi siamo noi italiani e ci sta facendo rivedere tutte le minchiate, i compromessi, le ambizioni, le contraddizioni, i limiti del nostro popolo, è il nostro specchio". Il racconto incrocia eventi come gli omicidi di Piersanti Mattarella, Gaetano Costa e Cesare Terranova e l'emergere sulla scena dell'antimafia di Rocco Chinnici e Giovanni Falcone. Ci sono anche gli eroi minori, come la nostra famiglia che deve compiere delle scelte, perché non solo chi è impegnato in prima linea, ma anche la gente comune può scegliere da che parte stare. Pif - che sta per affrontare il suo primo film solo da attore, Momenti di trascurabile felicità di Daniele Luchetti, dal romanzo di Francesco Piccolo - è comunque soddisfatto del suo ruolo marginale: "Ho scritto solo il soggetto, e ormai la serie va avanti da sola anche senza di me". Il racconto, nell'intenzione della Rai e degli autori, guidati da Stefano Bises, continuerà: "Di materiale storico ce n'è in abbondanza - dice Bises - potremo seguire il bambino, Salvo, dall'ingenuità dell'infanzia ai graffi dell'adolescenza". "Stefano Bises è l'headwriter di questa stagione, che continua con lo stesso spirito irridente e non tace la mostruosità e la cattiveria della mafia, ma ribalta il punto di vista". "Quanto alla serie, direi che arriviamo a La mafia uccide solo d'estate 30 per non stancare, poi ci fermiamo".

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