Convalidato il fermo per gli autori della rapina a piazza San Carlo

Bruno Cirelli
Aprile 17, 2018

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Cade l'accusa di omicidio preterintenzionale per la banda di magrebini accusati di essere i responsablili di aver scatenato il panico il 3 giugno 2017, in piazza San Carlo, durante la finale di Champions League Real Madrid-Juventus.

Hanno causato "le prime condizioni perché si realizzassero le gigantesche e plurime ondate di panico" di piazza San Carlo. C'è poi questo vittimismo che mette al confronto la vita comoda degli italiani con i drammi di altre popolazioni che si svegliano la mattina "sotto le macerie di una casa distrutta".

Il capo d'accusa si riferisce al caso di Erika Pioletti, la donna di Domodossola deceduta per le ferite riportate nella calca che si scatenò il 3 giugno 2017. "Il giudice ha accolto le nostre richieste -dice l'avvocato Basilio Foti, che con la collega Emanuela Cullari assiste Sohaib Bouimadaghen - A nostro avviso - spiegano i legali - c'era una contraddizione".

Il giudice ha peró riqualificato il capo d'imputazione ipotizzato dai pm, l'omicidio preterintenzionale, divenuto ora "morte in conseguenza di altro delitto". Anche questo ragazzo 22enne fa parte della banda degli arrestati per ciò che è accaduto a piazza San Carlo.

Per il gip "non vi è alcun dubbio che gli indagati hanno cercato, come per prassi, manifestazioni affollate 'per lavorare' e utilizzato, secondo un sistema rodato ed efficacissimo, lo spray al fine di distrarre le vittime degli strappi e al fine di creare confusione tra la gente intorno". "L'azione predatoria e violenta della banda ha costituito la causa iniziale di un movimento disordinato e incontrollato che ha portato alla fine, magari in presenza di eventi intermedi, quale il forte rumore della rottura di una ringhiera: ma sul punto sono necessari approfondimenti, al panico diffuso".

Quello che colpisce, in queste dichiarazioni, è la similitudine di argomenti con la retorica dei terroristi: ragazzi come Sohaib, anch'essi provenienti dal mondo delle gang criminali immigrate, che poi, nel contesto francese o belga, fanno il gran salto verso il jihadismo. Ma è importante raccogliere anche le denunce che le persone rapinate hanno presentato alle forze di polizia dei Paesi in cui sono stati commessi i reati, oltre a eventuali prove già raccolte sul posto, come impronte digitali o filmati delle telecamere.

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