Processo "Trattativa", Corte in Camera di Consiglio

Bruno Cirelli
Aprile 16, 2018

Nell'aula bunker del carcere Pagliarelli, a Palermo, la Corte d'Assise celebrerà infatti l'ultima udienza, nel corso della quale saranno ascoltate le dichiarazioni spontanee dell'ex presidente del Senato Nicola Mancino. Il magistrato ha bacchettato "le espressioni estreme e inopportunamente polemiche di alcuni legali che hanno travalicato la dialettica processuale che invece non dovrebbe mai trascendere". Mancino è imputato di falsa testimonianza. Poi 15 anni per l'ex comandante del Ros dei Carabinieri, il generale Mario Mori, già a capo del servizio segreto civile.

Accanto ai suoi difensori, presente in aula anche il senatore Nicola Macino, che ai microfoni dei cronisti ha ricordato il suo stato d'animo in questi anni di dibattimento."Ho sofferto per tutto questo periodo - ha detto - e soffro ancora pur essendo consapevole di avere sempre detto la verità". "Ci stringemmo la mano - ha detto - Non avemmo nemmeno il tempo di parlare". "Se così sono state percepite, me ne scuso". "Ero preoccupato, eravamo in piena bufera giornalistica". L'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino affida il suo ultimo appello ai giudici del processo "Trattativa Stato-mafia", che questa mattina si sono riuniti in camera di consiglio, per la decisione finale.

Tra i nove imputati, accusati a vario titolo di minaccia a Corpo politico dello Stato, concorso in associazione mafiosa e calunnia, anche boss come Leoluca Bagarella, pentiti, Massimo Ciancimino, Marcello Dell'Utri ed ex vertici del Ros come Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno. Ad accusare Mancino è stato l'ex ministro Claudio Martelli che ha affermato senza mezzi termini di aver chiesto conto e ragione a Mancino dei colloqui riservati fra gli ufficiali del Ros e l'ex sindaco mafioso di Palermo, nell'estate del 1992. "Per me era un confronto inutile - ha aggiunto Macino -. Basti pensare che nessun ufficio inquirente riteneva attendibile Ciancimino, mentre Ingroia, allora alla Procura di Palermo, dichiarava che avrebbe valutato le sue dichiarazioni volta per volta". "Non ho mai commesso il reato di falsa testimonianza".

Con una breve e polemica dichiarazione, il procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Teresi, il pubblico ministero più anziano del pool che ha istruito il processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, ha annunciato, all'ultima udienza del dibattimento, l'intenzione della procura di non fare repliche dopo le arringhe difensive.

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