Ndrangheta, preso il boss latitante Di Marte: era ricercato dal 2015

Bruno Cirelli
Aprile 15, 2018

Nella tarda serata di ieri, in località Ponte Vecchio, i militari del Gruppo di Gioia Tauro, del Nucleo Investigativo di Reggio Calabria e dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria, hanno individuato e tratto in arresto Vincenzo Di Marte, 37 anni, personaggio di spicco della cosca "Pesce" operante nel territorio di Rosarno e Gioia Tauro, gravato da precedenti di polizia per reati in materia di sostanze stupefacenti. Di Marte - ha spiegato il comandante dei carabinieri di Reggio Calabria, Giuseppe Battaglia - fiancheggiava e contribuiva all'arricchimento delle cosche Alvaro di Sinopoli e Pesce di Rosarno. Il trentenne era latitante dal giugno 2015. Sì era sottratto all'arresto nell'operazione Santa Fè. In una casa all'apparenza normale, che nascondeva un latitante a cui la Dda di Reggio Calabria dava la caccia da tempo. Capi di accusa che nello scorso luglio hannoportato alla sua condanna in primo grado a 14 anni direclusione. Recentemente Di Marte era stato inserito, come detto nella lista dei latitanti più pericolosi d'Italia, insieme ad Emanuele Cosentino, latitante di Palmi arrestato in Germania lo scorso mese di marzo dai Carabinieri di Reggio Calabria ed estradato in Italia alcuni giorni dopo l'arresto. Gli inquirenti hanno trovato falsi documenti di identita', oltre 12 mila euro in contanti, un tablet e diversi telefoni cellulari, il tutto sottoposto a sequestro.

Gli investigatori dell'Arma sono arrivati alla sua cattura grazie ad una meticolosa e articolata indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo, partita nell'ottobre 2017 e supportata da un'ampia attività tecnica.

Al termine del blitz sono state arrestate (si trovano ora ai domiciliari) per favoreggiamento altre 4 persone che risiedono nello stabile dove si trovava il latitante: si tratta di due coppie di coniugi che avrebbero aiutato il latitante a sottrarsi alla cattura.

I carabinieri del Gruppo di Gioia Tauro, con il costante supporto dei collegi del Nucleo Investigativo di Reggio Calabria e dei Cacciatori di Calabria di Vibo Valentia, hanno sviluppato le prime informazioni e monitorato incessantemente lo stretto circuito relazionale dell'uomo, riuscendo ad individuare, in contrada Morrone, l'abitazione su due livelli e composta da tre unità abitative, in cui si nascondeva.

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