Siria, Trump: "Attacco? Forse sì, forse no". Macron: "Prove di armi chimiche"

Paterniano Del Favero
Aprile 13, 2018

Nella notte il presidente Usa ha avuto un colloquio telefonico con la premier britannica Theresa May, durante il quale i due "hanno convenuto sul fatto che sia vitale che l'uso di armi chimiche non rimanga impunito".

In un comunicato più approfondito il PC analizza la situazione storica: l'attacco nei confronti della Siria di Assad sarebbe paragonabile ai bombardamenti del 2003 sull'Iraq di Saddam Hussein: "una guerra per il petrolio, che ha causato più di mezzo milione di morti, destabilizzando un'intera regione consegnandola nelle mani dei fondamentalisti islamici", denunciano i comunisti. Anche se, ha avvertito il vicepremier di Mosca Arkady Dvorkovich parlando a un forum nella città di Krasnoyarsk, le relazioni diplomatiche non possono dipendere "dall'umore in cui si sveglia qualcuno al di la' dell'oceano, e da quello che capita in testa a una certa persona al mattino". "Dov'è il nostro Thank you America?", ha scritto il presidente su Twitter.

Gli Stati Uniti sono pronti, quindi, a sferrare l'attacco e a punire il regime di Assad, reo secondo la Casa Bianca di usare armi chimiche contro la popolazione.

In questo quadro, all'Italia si chiede una scelta di campo che va oltre lo stesso Trump, e il governo che nascerà a seguito delle elezioni del 4 marzo. Alla fine di ottobre 2017 la missione Opcw-Jim che ha indagato sulla strage con armi chimiche di Khan Sheikhoun ha stabilito che la responsabilità è del governo siriano: una conclusione che misteriosamente è ignorata da tutti ancora oggi in favore di non meglio specificate teorie alternative. Lo abbiamo fatto anche nel caso Skripal: "ora la questione è che cosa facciamo e come rispondiamo all'uso di armi chimiche in Siria", conclude Maas. Il portavoce poi ha aggiunto una nota di prudenza: "Tuttavia, come il presidente ha detto ripetutamente, noi non anticiperemo alcuna azione specifica". "La situazione nel mondo - ha detto il presidente russo - non può non suscitare preoccupazione, sta diventando sempre più caotica, ma la Russia spera che il buonsenso prevalga". Intanto le truppe siriane hanno preso il pieno controllo di Duma e di tutto il Ghuta orientale. I velivoli da ricognizione Poseidon P8 sono partiti ieri, dalla base Nato di Sigonella (Catania), da Creta e da Konia (Turchia), verso la Siria ma sarebbero rimasti fuori dall'area, che è stata chiusa, in cui stanno avvenendo le esercitazioni militari del Cremlino che è alleato di Damasco (notizie, da prendere con prudenza, riferiscono che anche la flotta cinese nel Mediterraneo potrebbe unirsi a quella russa per tutelare Assad). È da poco tempo che le forze siriane dispongono di visori notturni, e l'attacco ha evidentemente sorpreso i terroristi di Jaish al Islam, rotto le loro linee di difesa e reso impossibile tenere le posizioni, spingendoli a chiedere il cessate il fuoco. "Russia e l'Iran forniscono un forte sostegno ad Assad che in passato ha già usato armi chimiche - ha sottolineato il segretario generale della Nato -".

Nel frattempo, come già accaduto nel 2011 in Libia, in "Usa style", si bombarderanno "obiettivi militari strategici", centinaia di migliaia di civili periranno, il caos dominerà sovrano ed i post sulle bacheche social di casa nostra inneggeranno senza sosta alla pace. È uno strumento potente, ma in questo modo si mantiene la Siria in questo stato di distruzione e non si costruisce nessuna alternativa.

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